mercoledì 21 settembre 2011

L'affare "Università" (parte terza)

Fisica. Ho sempre avuto un rapporto di amore-odio con la fisica. Più che altro, non ho mai apprezzato l'approccio scolastico alla materia (come per le altre): stùdiati la definizione, stùdiati la formuletta, te la chiedo, me la dici e la dimentichi. Non è così che dovrebbe funzionare. Con la fisica impariamo a capire il mondo che ci circonda, perché e come accadono le cose, ci dà la chiave per scoprirne di altre.
Il primo problema che ho incontrato studiandola è che non ho una memoria molto allenata e ho sempre avuto difficoltà a memorizzare le formule (che poi facendo due compiti all'anno e basta, per ogni compito erano più di 50 formule tutte assieme; combinate a un professore che non sa spiegare significa farsi da soli cento pagine per volta). Ho sempre dovuto far ricorso ai bigliettini - come tutti del resto - e così ho mantenuto una media alta. Ma il mio interesse è di un tipo diverso, non riguarda tanto l'assimilare nozioni su nozioni, quanto capire ciò che mi sta attorno. Devo dire che comunque alcune parti - come la fluidodinamica o la termodinamica - non hanno mai suscitato alcun interesse in me. Sono sempre stato più un tipo da curiosità verso le cose remote, irraggiungibili, infinitamente grandi (come l'universo) o infinitamente piccole (come l'atomo). Per questo considero la fisica come un interesse, perché preferirei approfondire solo le parti che mi piacciono. Immaginandomi da adulto non mi ci vedo a lavorare in questo settore, non so neanche cosa potrei fare, e lavorare con le formule... aiuto. Boh.
Il marito della mia ex-professoressa di inglese lavora al CERN. Un lavoro da sogno, per un fisico. Mi ha raccontato che a suo tempo la decisione fu tra Filosofia e Fisica (perché non mi stupisce?) e che adesso un po' si è pentito di questa scelta. Ama il suo lavoro, certo, ma lo tiene lontano dalla famiglia, giorno e notte, e quel libro di filosofia sul comodino aspetta da anni di essere aperto per la prima volta. Così ho pensato che forse sarebbe più facile divorarmi la bibliografia di Margherita Hack intraprendendo la carriera linguista (o linguistica? parto già male) piuttosto che rinunciare completamente ad ogni altro interesse per dedicarmi solo ad una cosa. Per me sarebbe fatale.
Questa è la facoltà perfetta. Sembra fatta su misura. Vicina, efficiente... e mi disturba lasciarla andare perché odio sprecare le opportunità che mi vengono offerte.

Lingue. Con l'inglese è stato amore a prima vista, dalla seconda elementare. Non so perché, probabilmente si nasce già con questa inclinazione, in effetti per le lingue uno deve esserci portato in un certo senso. Comunque a me piace molto giocare con le parole, scrivere - anche se non ho mai scritto niente di che - e mi piace farlo sia in italiano che in inglese. Mi piace la sensazione di potere che ti dà quando ti ferma per strada una giovane pulzella bionda inglese che ti chiede informazioni per raggiungere il centro, e tu gliele sai dare. E lei ti capisce (e ringrazia amorevolmente, perché gli inglesi sono sempre polite). Non è strana la varietà delle lingue? Tutti modi di esprimersi diversi, e purtroppo si perde molto in questa diversità. È un gran bel lavoro quello del mediatore... ma non è l'indirizzo che ho scelto. A volte ci penso... mi pento, poi mi convinco che è giusto così. In effetti non mi interessa conoscere tre lingue, e cerco di pensare che anche lingue e comunicazione possa darmi le basi che mi servono per poi - nel caso - cambiare strada durante la specialistica. Ho scelto in effetti il corso più generale, quello degli indecisi, dove si studia di tutto e di più... e niente nello specifico. Un classico. Ma a me piace tanto studiare anche la lingua come mezzo comunicativo, come struttura, e lì c'è l'interesse verso la linguistica, verso il giornalismo e il mondo dei media; o anche antropologia, ché studiare le persone e i loro comportamenti è sempre stato un mio pallino. Mi piacciono molto gli insegnamenti del piano di studi, il problema è appunto il lavoro. Non che non ce ne sia - oddio, beh, anche quello - ma non saprei proprio cosa fare, come sfruttare questa laurea, come impiegarla nel modo giusto. Forse sto cercando di rimandare una scelta più impegnativa: mediazione avrebbe sicuramente dato un'impronta più marcata alla mia futura carriera universitaria.
Sfogliando i tirocini proposti dall'Università al termine del triennio mi è capitato di leggere di uno stage nel settore della sottotitolazione dei film. Eccolo, un bel lavoro. Magari non solo sottotitoli, ma anche lavorare ai doppiaggi delle serie americane... solo che mi butto sempre giù per il fatto che mi sembra una cosa talmente lontana da essere irraggiungibile. La concorrenza è così spietata che non potrei mai ottenere un posto con quello che apprenderei qui. (E comunque non mi sono mai documentato su questo tipo di lavoro, né so come funziona, quindi è molto probabile che questa sia tutta una montagna di cavolate sparate ad minchiam).
Ma il punto principale della questione, la causa di ogni ansia delle ansie del mondo, il verme nella mela, l'altra faccia della medaglia, è la condizione in cui si trova questa sciagurata facoltà. A parte l'ubicazione che, sebbene fatiscente come neanche il Colosseo, si può tuttavia sopportare, è l'organizzazione (e i soldi) a mancare. Spesso mancano insegnanti facendo partire i corsi con mesi e mesi di ritardo; disorganizzazione in materia di orari, lezioni, esami e segreteria. Potrei anche finire col perderci un anno, e sarebbe una cosa che odierei. Mi scoccia tantissimo l'idea di perdere un anno o andare fuori corso, che succeda per colpa della facoltà o per una mia eventuale scelta di cambiare studi. Molti studenti la sconsigliano, altri titubanti la consigliano a chi è veramente convinto (e io? lo sono?), altri dicono che è fattibile e che comunque la qualità degli esami è tutt'altro che scarsa. (Tutte queste opinioni riguardano il mio corso, mentre per quanto riguarda Mediazione pare che sia ancora peggio, quindi quando ci ripenso da questo punto di vista, sono sicuro di non volermi complicare la vita oltre il necessario).
Sfogliando il forum della facoltà ho trovato questa discussione che a momenti mi ha rincuorato, a momenti mi ha terrorizzato. Ancora una volta mi trovo bloccato.

Considerazioni finali. Non è assolutamente facile prendere una decisione come questa quando sei circondato da persone che continuano a ripeterti "secondo me è la scelta sbagliata, poi fai tu" (madre) o che non ti parlano affatto (padre). Non è carino specificare, ogni volta che parlo di lingue coi parenti, che quella facoltà è orribile, mal organizzata e che perderò un anno di sicuro. Non è ammissibile che io debba avere questi dubbi perché gli altri si aspettano qualcosa da me. E tutto ciò non sarebbe un problema se per carattere non tendessi a pensare che sono gli altri ad avere ragione, sempre, e io torto. Mi fido di tutto quello che mi dicono e come in un circolo vizioso ho bisogno che qualcuno stia sempre lì accanto a me, a dirmi che quello che sto facendo è la cosa giusta. Capisco che vogliano proteggermi, che in un modo contorto vogliano dimostrarmi che mi vogliono bene, ma stanno creando casino nella mia testa. Non penso ad altro ormai, mi sembra una questione di vita o di morte, sento pressioni da tutte le parti.
È arrivato il momento che per una volta sia io a farmi coraggio e prendere una decisione che pochi avrebbero il coraggio di prendere - sempre con la sensazione che tutto sia andato avanti troppo in fretta - e fregarmene del parere degli altri. Potrebbe essere la peggiore scelta della mia vita? Pazienza. Lasciatemi sbagliare. Lasciatemi prendere le mie batoste. Lasciatemi vivere. Posso imparare solo dagli errori.
La parola chiave qui sarebbe "mediocrità".
Io ho sempre dato tante soddisfazioni a tutti con la scuola: voti alti, attività extrascolastiche, risultati eccellenti. Ma forse li ho viziati un po' troppo, perché, visto che non ho mai reso in altri campi, tutti si aspettano che io prosegua con questa linea per sempre. Hanno paura che io sia uno mediocre, un "anonimo". Beh, confesso di aver in parte ereditato questa paura, ma solo perché ho sempre avuto quella nuvoletta sulla mia testa che diceva: "Tutti si aspettano che tu sia il massimo. Sii intelligente.". Chi non vorrebbe un figlio laureato in astrofisica? Caspita, che soddisfazione. E uno che si è laureato in lingue a Cagliari? Bah, inutile.
Non è la prima volta che devo affrontare questo ostacolo, ma continuo a inciampare e cadere faccia a terra. Non ci riesco proprio. Come se ne esce?
Per concludere questa infinita geremiade, devo ammettere che in tutta quest'ansia e questo panico generale, la colpa va anche attribuita alla mia pigrizia estrema e alla riluttanza al minimo sacrificio. La scomodissima posizione in cui si trova la facoltà di lingue è riuscita a mettermi seriamente in crisi, mi ha spinto a chiedermi: Sei pronto a fare sacrifici ogni mattina? A fare avanti e indietro col pullman? A sudare tra la gente, correre per non perdere le coincidenze, arrivare tardi? Perché l'altra facoltà, sì, quella di Fisica, è a due passi da casa tua e ci arrivi in 5 minuti... hai idea della comodità? (Orribile, lo so.)


Sono davanti a un burrone, e sto per buttarmi.
Davanti a me vedo solo il nulla.
E io ho paura del nulla.


E ora, vorrei davvero sapere che ne pensate voi :)

4 commenti:

  1. Mi riconosco in un buon 70% di questo post.

    Mettiamoci nella peggiore delle condizioni: finito l'anno accademico ti accorgi di essere insoddisfatto della scelta fatta. A quel punto potresti trovarti a rimpiangere di:
    a) non aver ascoltato gli altri
    b) non aver ascoltato te stesso.

    Tutti sono generosi quando si tratta di elargire pareri, ché tanto le conseguenze della scelta mica le subiscono loro. Ma seguire sempre gli altri forse non è meno sbagliato che fare solo di testa propria.

    Mi chiedo: si frequenta l'università per ottenere un bel certificato da appendere al muro o per poter affrontare con più piacere quella buona parte della vita che è occupata dal lavoro? Posto che la fisica all'università si studia come la intendi tu, che il tempo per aprire qualche libro tanti fisici ce l'hanno e che Lingue a Cagliari è effettivamente inadeguata a formare mediatori, si tratta di capire quale compromesso accettare: se costruirsi comodamente una vita da fisico o fare tanti sacrifici e prendere pullman e aerei ma ottenere in cambio qualche soddisfazione in più negli anni a venire.

    La mia impressione è che tu abbia già scelto, in realtà. Hai solo bisogno di essere incoraggiato. Prova a spiegarlo ai tuoi: magari ti supporteranno di più.

    P. S.: ho scritto un po' di fretta perché sono in viaggio. Spero abbia un senso.

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  2. Ha perfettamente senso :)
    Grazie mille, di tutto.
    Ho lasciato che l'immatricolazione per Fisica scadesse, così non ho dovuto essere io in prima persona a fare la scelta XD
    Iscritto in Lingue, wow.
    E ora, ansia a tutto spiano.

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  3. Comunque vada, almeno non avrai il rimpianto di non averci provato. Peccato, non saremo colleghi...

    Complimenti per il coraggio, ti auguro venga ripagato. In bocca al lupo! :D

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  4. Sarebbe stato grandioso essere colleghi haha :D
    Crepi!
    (E ho già gli attacchi di panico. E vorrei già tornare indietro... che coraggio, eh?)

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