lunedì 3 ottobre 2011

Il primo giorno di una nuova vita

"E così inizia un nuovo anno scolastico eh?"
"Accademico, prego."
"Oh, mi scusi... le devo dare del lei?"
"Mi dia del Magnifico, già che ci siamo."

Inizia così, con un banale dialogo con madre, la mia avventura alla conquista del mondo post-maturità. O meglio, inizia circa un'ora prima, quando la sveglia del cellulare suona alle 7, ma ciò che è successo in quel lasso di tempo si può ben immaginare: mal di pancia, brividi, anZia e una rasatura che neanche Edward Scissorhands. In testa mille pensieri frenetici. A momenti super-convinto, a momenti paralizzato dal terrore.
Chissà che tutto succederà oggi. Mi piacerà?
La tattica per l'arrivo ormai è consolidata e rafforzata dall'esperienza degli ultimi cinque anni: 10 minuti casa-fermata, prendere l'8, scendere dopo circa mezz'ora con traffico quasi intenso, poi 58 fino alla fermata davanti alla facoltà, in un quarto d'ora. Appunti: 1. Mi ero dimenticato, dopo la mancata frequentazione dell'8 negli ultimi mesi, gli adorabili odori che emanano specialmente i viaggiatori di quella linea. Io dico: si può, alle 9 del mattino, appendersi alle maniglie in alto e riuscire a riempire l'intero pullman in meno di 5 nanosecondi di un fetore d'ascella sudata? Sì, si può, evidentemente. 2. Il 58 ha problemi simili ma legati all'utenza di età avanzata (possibile decomposizione in atto), ma è molto frequente la mattina, se è pieno si aspetta e passa neanche cinque minuti dopo.
Insomma, arrivo 40 minuti prima dell'inizio della lezione. Mi pianto davanti all'ingresso dei due Auditorium e studio le persone attorno. Questo è gay. Questa mi sta fumando addosso, già la odio. Queste due entrano, ma si entra già? Proviam a entrare, tornano indietro, allora esco. Quando entreranno tutti entrerò anche io. Non facciamo cazzate almeno il primo giorno. Ma ora che faccio 40 minuti qui in piedi? Vediamo se c'è qualcuno che conosco... neanche per idea. Sorrido quando penso che è come il primo giorno di scuola, emozione. Poi la smetto anche perché non è normale ridere da soli. "Scusa, è qui la lezione di Linguistica?" "Ahm, ehm, buigsdiufi904 sì credo, non sono entrato biugdur" "Ok, grazie" Almeno non sono l'unico a non sapere niente. E perché mai al mondo con tutte le persone che ci sono qui, questo chiede proprio a me? Iniziano ad arrivare altre ragazze, ragazze, ragazze, un ragazzo, ragazze, ragazze... ehm, sì, ok. Entrano tutti e riescono pure, troppo presto ancora. Alle 10 in punto quasi ci ammazziamo per entrare da quella porta, c'è la corsa al posto. Seconda fila, medio-centrale... ma che sono queste sedie? Aiuto, scomode! Tutte appiccicate, vabbè, mettiamoci qua. Da bravo asociale mi seggo quasi al centro in una fila - la quarta - quasi vuota, a due metri dal tavolo, non ho nessuno vicino. Dai porca paletta, mettetevi qui... ma son tutti a gruppetti, si conoscono già... sarà dura. Due tizi si siedono accanto a me parlando tra di loro, manco mi guardano. Domani andrà meglio, e mi sforzerò di dire almeno un "ciao". Alle 10.15 puntualissimo, un distinto signore sulla quarantina sfila in mezzo a tutti senza dire mezza parola avviandosi al suo tavolo. Luci (accese dal tecnico, perché il professore can't be bothered), proiettore, avvio di windows 7, millemila avvisi dell'antivirus, slide pronte, microfono acceso, via. Quaderno aperto, penna in mano, presentazione. Come ho vissuto quelle prime due ore non lo saprei dire. Meravigliato da mille cose, spaventato da mille altre, ansioso per tutto e stranito come davanti a un quadro di Pollock. 
Prendere appunti mi era mancato. Seguire la lezione non è stato difficile, non era impegnativa, con 10 minuti di pausa in mezzo due ore si reggono meglio. Magari alla fine il parlare lento del professore (ma meglio così), l'argomento introduttivo e il microfono con l'audio che va e viene, fanno sentire il peso del tempo che passa, ma suppongo sia questione di abitudine. Ritmi diversi, orari per mangiare completamente sballati. Nota positiva: il prof è disponibile e nonostante la serietà ogni tanto si lancia in qualche divertente battuta, simpatico. 
Sguardi e silenzi imbarazzanti durante le pause. Occhi che si incrociano e che si evitano subito. La pancia fa rumore, ingurgito un kinder bueno, speriamo basti, non ho proprio voglia di iniziare a far colazione a 19 anni. Devo trovare una soluzione.
Il professore se ne va, controllo il cellulare che ho dovuto spegnere. L'ansia che possa squillare durante la lezione nonostante lo stato di "silenzioso"?? Cosa volete farci, son fatto così. Puffanta messaggi da Twitter e da amici, di nuovo rido da solo. Se mi faccio almeno un amico entro quest'anno grido al miracolo.
Le due ore (ridotte a una) di lettorato d'inglese si rivelano un tedio mortale. Il madrelingua è simpaticissimo, per carità, con il suo adorabile accento di Bristol, ma non mi si possono propinare 20 minuti di spiegazione dell'indice del testo adottato. E non mi potete dire che io davvero devo tornare al Pre-Intermediate. Mi sparo. Per ora, vediamo come va, al massimo non frequento, ché posso anche non dare questa parte dell'esame se presento il PET (e se porto il First? Mi danno la laurea breve?) e poi mi leverei anche il venerdì... idea allettante. Il tempo passa lentissimo, ma finisce tutto prima di quanto mi aspettassi e mi precipito alla fermata. Ancora non capisco cosa sia successo.
Pullman. Casa. Pranzo.

Ho tralasciato tante cose che avrei in altra occasione spiegato più approfonditamente (libri, aule, persone, curiosità, cazzate), ma preferisco non appesantire troppo il resoconto di una giornata molto strana. Mi è piaciuto? Mi ha interessato? Mi ha colpito? Non lo so dire, devo mettere ordine nella mia testa. Di proposito non ho scritto il "Flusso di coscienza #3 (Dopo)", forse aspetterò di avere le idee chiare; ma ci sarà.
Trivia: durante la mattinata ho pensato la parola "fisica" una decina di volte.
Per ora posso solo invocare gli dei dell'Olimpo per la sveglia alle 6 di domani. Per la lezione delle 8. Di storia. Se non mi sentite entro domani sera mi son buttato dal bastione.

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