Quando si dice un rapporto di amore-odio.
Diciamocelo, il liceo può essere un inferno o un paradiso sociale, dipende da dove sei collocato nella "piramide gerarchica studentesca". Non ci sono molti gradini a dire il vero - certo, ci sono molteplici sfumature - ma generalmente o sei sfigato, o sei normale / quasi cool o sei un figo. La classe di appartenenza tipicamente non è qualcosa che si sceglie, ma che la società ti attribuisce in base al tuo modo di essere, di vestire, di parlare, di respirare e via dicendo; non c'è neanche bisogno che qualcuno te lo certifichi: lo sai da te. Spesso si mantiene lo stesso status dalle elementari al liceo; in casi più o meno rari, avviene la "trasformazione", in ogni caso difficilmente si riescono a scalare due interi gradini (siano da figo a sfigato o viceversa). Io, manco a dirlo, ho sempre fatto parte della porzione posizionata più in basso, anche se posso dire (o voglio autoconvincermi?) di aver quasi raggiunto lo step di "normale" negli ultimi due anni.
Inutile dire che vivere il liceo da sfigato non è la migliore delle esperienze. Ok, non dico che sia come nei migliori telefilm americani, con bulletti palestrati e ragazzi che soffocano chiusi negli armadietti, ma più che altro - o almeno, io l'ho vissuta così - si tratta di emarginazione, o se vogliamo, una "civile coesistenza confinata alle 5 ore di lezione quotidiane e dopo chissenefrega di te".
Tuttavia, l'aver trascurato per gran parte della mia vita l'aspetto più social dell'essere un teenager (e questo, ahimè, è l'ultimo in quanto tale), non significa ad ogni costo che io il liceo l'abbia odiato. Anzi. Visto che da un lato non ricevevo grandi soddisfazioni in quanto ad amicizie, da un altro lato son riuscito a ottenere grandi risultati nello studio, e questo è quello che sinceramente più mi importava (importa?). Poi bisogna anche dire che tutto dipende dai professori che ti capitano, e io ho avuto tanta fortuna in questo, sia nel biennio nel corso L sia nel triennio nel corso H (giusto per vantarmi, la mia classe è stata quella con la media più alta della scuola per gli ultimi 3 anni nonostante i 27 alunni). Quindi su questo punto non posso proprio lamentarmi. A riguardare indietro, già mi manca. Perché comunque in quella scuola c'era un'atmosfera magica; tutte quelle persone come formiche che freneticamente invadevano ogni andito e si distribuivano sui 4 piani ogni mattina... tutti con le aule vicine, nello stesso edificio, e tutti i giorni prendere lo stesso pullman alla stessa ora con le stesse persone. Routine, certo, può essere anche una cosa brutta, e probabilmente lo era, quando la vivevo in prima persona. E magari neanche ci facevo caso a tutto ciò, perché lo davo per scontato, di vivere la stessa scena ogni giorno, ogni settimana, ogni mese.
I bidelli che non sopportavo, adesso li vorrei rivedere ogni giorno. Le bidelle stronze che non fotocopiavano, le vorrei ancora insultare. Mi manca il bar di Mondo (così si chiamava lui) e le sue urla a destra e a manca, anche se in 5 anni ci avrò comprato sì e no due panini e due pizze al taglio.
Ho un bel ricordo di quel posto, tutto sommato.
(Eviterei però di ricordare la palestra, che meriterebbe tutto un post a parte).
Se cerco di pensare a una parola che meglio descriva l'esperienza perlomeno scolastica degli ultimi 5 anni, mi viene in mente passione. La passione che riuscivo a vedere negli occhi di tutti - oddio, quasi - gli insegnanti quando ci trasmettevano il loro sapere, la passione di noi ragazzi che stavamo lì ad ascoltare quasi pietrificati - ok, a volte anche addormentati - e che a volte invece litigavamo durante gli interventi. La passione che ci mettevo nel studiare qualsiasi materia. Penso ai libri che adoravo (e che adoro, ché mica li ho venduti), ai quaderni che mi piaceva scrivere, allo zaino da riempire ogni giorno.
Il terzo anno forse è stato quello che più mi ha cambiato, non solo perché ho iniziato a leggere seriamente e avidamente (passando da un timido 6 a un esagerato 9 nei temi di italiano), ma anche per tutte quelle sfide psicologiche a cui sono stato sottoposto per il cambio di classe, trovando poi la situazione che ho trovato. Il quarto anno è stato un anno di grande studio con grandi risultati ma senza eccellere in interesse - i professori stessi ce lo "vendettero" come l'anno più noioso - e la quinta... beh, la quinta l'ho vissuta da artista maledetto. Studi matti e disperatissimi, irregolari, interrotti per mesi e recuperati frettolosamente; argomenti interessantissimi, risultati boom a fine anno e poi il flop(ino) dell'esame. Ma non mi pento di alcuna scelta, perché mi sembra di aver sempre agito nel modo che ho ritenuto migliore ogni volta che ho dovuto prendere una decisione. Per esempio la decisione di ripassare molto superficialmente fisica prima dell'esame. Mi è costato molto caro - e forse avrei ottenuto comunque lo stesso risultato - ma c'era un motivo se in quel periodo avevo altro per la testa. E non me ne pento. Molti di voi mi riterranno stupido e ingenuo, ma come ho già detto nelle mie priorità lo studio può passare in secondo piano, quando c'è in ballo qualcosa di più importante. Così, di questi anni (parlo principalmente del triennio perché più caratteristico della vita del liceale), mi piace ricordare le tante risate durante le lezioni, i lavori di gruppo, piuttosto che le litigate coi compagni, il prendersi in giro, l'essere subdoli, viscidi e falsi anziché schietti e sinceri. I sorrisi falsi di circostanza e le infinite bugie dette non mi riguardano più.
È ancora troppo presto per dire di sapere come funziona l'università, però ho già individuato dei tratti caratteristici di questa vita che mi permettono di dire già alcune cose del liceo che so di per certo che mi mancheranno; altre, ovviamente, non mi mancheranno affatto.
Mi mancherà la calcolatrice nell'astuccio che mi faceva impazzire perché era troppo grande; i libri colorati, leggeri, piacevoli, per studenti ancora legati più alla forma che al contenuto; le lezioni nei laboratori di fisica e chimica, con i rispettivi improbabili assistenti che a momenti ci facevano ridere, e a volte si divertivano a farci venire degli infarti (vedi Tubo di Crookes: c'è poco da scherzare con gente debole di cuore); mi mancherà lo scheletro vero con il mignolo della mano messo come sesto dito del piede destro; i colloqui, che erano sempre la scusa per farsi due risate davanti alla stupidità dei genitori (anche questo è un argomento da snocciolare ben bene) che ha portato per due volte a una chiamata ai carabinieri; il posto personale, il mio banco, tutto mio, da pasticciare e da gestire come volevo (in coordinazione col compagno, ovviamente), quella sicurezza ormai morta di sapere che il posto per te c'è; l'ora di religione, che poi non era religione, e non era niente, erano domande e risposte e discussioni e urla e casino e troiaio e gente che si faceva le unghie, ma quando si riusciva a intavolare una discussione decente e serena, diventava davvero avvincente confrontarsi sui più svariati temi (ed essere in 27 significava avere mooolti pareri diversi che molto spesso venivano a scontrarsi), poi le litigate sui preti e il mio infogarmi contro il professore sulle questioni del matrimonio, dell'omosessualità, della scienza, eccetera; la famigerata lezione di storia (o filosofia) alla quinta ora, quando la prof era così stanca e fusa che Someone like you di Adele in confronto è un inno alla gioia (non che alle altre ore non sparasse castronerie continuamente, ma alla quinta diventava autoconsapevole, e quindi era anche più divertente), i suoi termini inventati, i momenti in cui si inceppava o ripeteva la stessa parola 20 volte prima di dirla giusta, i suoi "eh vabbè, ciaoooo" o il suo confondere nomi e date, i vuoti di memoria, il "non" che diventava "nonno", "in" che diventava "inni" e via dicendo, così come la "seduzione trascendentale" messa nel programma alla voce di Kant, i "surfisti", i "testicoli" (piccoli testi) e tantissime altre meravigliose perle ormai passate alla storia; la lavagna da pasticciare in ogni momento e maniera (e ancora ricordo quando qualche cretino lasciò sulla lavagna la scritta MILF e dovemmo spiegare alla prof di lettere cosa significasse), i messaggi provocatori che ci lasciava quello di religione per la prof di filosofia quando avevano lezione l'una dopo l'altro, i disegni osceni coi gessetti colorati e gli scleri durante le assemblee di classe in cui ci facevamo di tutto e di più (x) - forse ora capisco perché a un certo punto la lavagna decise di suicidarsi (x); mi mancheranno le strategie per evitare il contatto visivo col professore per non essere chiamati all'interrogazione orientando i banchi che nemmeno i musulmani con La Mecca, il far finta di scrivere complicati appunti giusto per dire che 'ho da fare non mi puoi chiamare', o cercare di posizionarsi perfettamente dietro la testa a uovo del compagno davanti; i litigi fra gli altri compagni, o meglio ancora, compagne, quando si scatenavano risse verbali assurde su temi quali: finestre, esposizione al sole, termosifoni, panini, occhiali da sole usati da altri, che in ogni caso facevano divertire noialtri come poche altre cose al mondo, e anche le disquisizioni sulle condizioni dei bagni (evito di citare l'aneddoto sugli assorbenti e il sangue, ma devo citarvi la mitica frase "I germi della cacca stanno nell'aria!" per la quale abbiamo riso per giorni insieme alla professoressa - che faceva di tutto per esser seria); gli interventi a cazzo di Chiara P., che, nonostante non avesse mai aperto un libro in vita sua, che non avesse mai seguito una lezione una, quest'anno si è cimentata in una serie di osservazioni su qualsiasi cosa inserendosi in discussioni random di cui non sapeva né l'oggetto, né aveva le conoscenze necessarie per argomentare... ma lei parlava, come fosse fondatrice di Coseacasology, mettendoci in seria difficoltà per non riderle ogni santa volta in faccia; i voti in decimi perché sinceramente mi ci vorranno ere geologiche per adattare la mia attuale scala di valutazione ai trentesimi, molto dispersiva io credo, ma avrà una sua ragion d'essere suppongo; la bibliotecaria colta a cui non ho mai chiesto il nome ma che ho soprannominato Violet perché sì, perché ha la faccia da Violet, mi mancherà lei, il suo testone riccioluto e la sua voce mielosa, il suo sapere tutto di tutto, mi mancherà invidiare il suo mac che si portava a lavoro per esibire le foto del suo adorabile gattino; ma soprattutto mi mancherà il meraviglioso rapporto che avevo (o avevamo, se consideriamo pochi altri) con tutti i professori: stima reciproca, le chiacchierate informali sui fatti loro e nostri, le risate alla ricreazione, le battute e gli scherzi, la complicità, i patti per rendere più sopportabili le lezioni delle ultime ore, le merende a casa loro (che per fortuna continuano), i continui punzecchiamenti e il loro preoccuparsi quando mi vedevano giù per un voto basso; purtroppo so che questo non ci sarà più. Forse per questo è stato (ed è) così traumatico il passaggio liceo - università: ero talmente attaccato a quell'ambiente "familiare" oserei dire, da essermi abituato a un rapporto molto stretto con tutti, e ritrovarsi davanti a un docente che deve parlare a 150 persone e a cui non gliene può fregar di meno di te, mi fa gelare il sangue nelle vene. È un modo molto freddo quello in cui ti lasciano solo - o autonomo, ma è questione di punti di vista - insomma, devo cambiare la mia concezione di "scuola" e farmene una ragione.
Mi mancheranno le olimpiadi di matematica, classico appuntamento novembrino, e non solo perché mi facevano saltare 3 ore di lezione, ma perché mi piaceva proprio farle - anche se magari non la pensavo allo stesso modo quando impazzivo con milioni di calcoli e inventavo teoremi personali - mettermi alla prova, e poi confrontare gli esercizi con gli altri... l'aula magna piena, e la stronza che esigeva il massimo silenzio e il torcicollo perché non c'erano supporti per scrivere. La fase provinciale (che poi lol ho finito per non fare) è stato un bel modo per concludere il ciclo. Mi mancheranno le partite di pallavolo, unico vero momento di sfogo, le tattiche, le litigate, i servizi e le schiacciate alla Mila Azuki, le alzate e le vittorie numerose.
Per parlare invece delle cose che non mi mancheranno, voglio menzionare prima di tutto l'essere divisi in classi diverse: certo, il rapporto docente/studente è molto più efficace a 1:27 che 1:150, ma a me piace più l'idea del gruppo unitario che studia e vive ogni momento della propria formazione in comune con altri, in modo da poter condividere molte più cose rispetto a prima. Prima si avevano professori diversi, libri diversi, programmi diversi, a volte non si riusciva a fare una conversazione lineare con studenti di altre classi perché i nostri metodi di lavoro erano completamente diversi. Quindi per me l'essere tutti insieme è una cosa carina.
Non mi mancherà andare alla lavagna a fare esercizi di matematica, con (26+1)*2 occhi che mi fissano e mi squadrano, pronti a urlare i peggiori improperi al minimo sbaglio (è ovvio che non mi sono accorto di aver scritto 6/2=2, non c'era bisogno di urlarmelo come se l'avessi fatto intenzionalmente), poi con tutto il gesso che ti rimane addosso e l'ansia di non poter consultare le formule sul quaderno... no no, meglio stare seduti comodi al proprio posto e limitarsi a prendere appunti. Non mi mancherà il casino infernale e i mal di testa che ne derivavano durante le lezioni "jolly" come le chiamo io, ovvero quelle che sono seguite solo da chi è interessato (gli altri erano pure liberi di andare al bar o disquisire di vagine e calciatori in fondo alla classe); le materie principalmente erano fisica (ma va? su 27 facevamo lezione tipo in 5, poi ridi alla pioggia di 2 e 3 ai compiti), matematica, religione e un po' geografia astronomica. Quella gente senza rispetto che non ci faceva lavorare bene in nessuna occasione sarò ben felice di non rincontrarla mai più.
Non mi mancheranno i compiti a casa di ogni santissima materia, ovvero gli stupidi esercizietti che mi rovinavano i pomeriggi (altrimenti passati a leggere o guardare telefilm) e che spesso mi causavano attacchi isterici pazzeschi (parlo soprattutto di matematica e della mia rabbia furiosa quando non mi dava un esercizio: lì se lo strappare pagine, appallottolarle e lanciarle in aria non si trasformava in un distruggere completamente la tastiera del pc, era andata bene); non mi mancheranno i bidelli (Down, Yeti, Troia e Bolscevico vanitoso) nei loro momenti peggiori, quando veramente mi facevano perdere le staffe con i loro toni scontrosi, con la loro poca voglia di fare il loro (difficilissimo) lavoro, con la loro aria da "mi hai interrotto la sessione di pettegolezzo per delle misere fotocopie? Spero ti prenda un colpo apoplettico". Andare a scuola il sabato (non mi sembra ancora vero): quante volte abbiamo fantasticato un nostro orario ideale, con qualche ora di lezione al pomeriggio per poterci levare il sabato di dosso? Due giorni di riposo alla settimana per me saranno linfa vitale (o almeno lo spero, lo saprò da questa settimana).
Non mi mancherà l'ora di religione, perché è vero che talvolta si rivelava molto interessante, ma era pur sempre un postribolo di ragazze che facevano avanti e indietro fra bar, bagno e sedute di manicure, ragazzi completamente disinteressati che si cimentavano in ingegneria dell'aeroplano cartaceo, gente che chiedeva al professore cose che non c'entravano niente mentre qualcuno parlava, il professore stesso che spesso non ti ascoltava proprio, il nullo rispetto della gente verso le idee altrui... troppo casino e poco contenuto, per un'ora alla settimana (il venerdì poi, giorno tartassato da scioperi e manifestazioni di ogni genere). L'ora di educazione fisica, per infiniti motivi al cui solo pensiero mi girano le balle; lo studiare paradigmi e traduzioni, perché a me piace il latino, ma studiare per il compito di autori stava diventando sempre più difficile... decine e decine di paradigmi ogni volta, pagine e pagine di traduzione - che per carità, poi andava sempre bene, ma l'ansia di ricordarsi tutto, il tedio di farsi gli schemi e studiarsi ogni virgola, e i tempi che non ho mai saputo...
Non mi mancherà la fila al bar che intasava le scale fino al primo piano, rendendo claustrofobica l'esperienza di scendere al piano terra durante la ricreazione; la schifosissima e nauseabonda maionese cheap dei panini di Mondo; il dover giustificare ogni ritardo di anche un minuto e ogni assenza, e dover fare il certificato medico per le assenze più lunghe di 5 giorni, con il risultato di far iniziare la lezione sempre mezz'ora in ritardo per le processioni alla cattedra. I tre mesi nella succursale, che quando ancora era in via Peretti era sopportabile, sempre coi suoi problemi di pullman... ma quest'anno in via Brianza è stato tragico, con le aule disegnate per i puffi e soprattutto per non più di 15 studenti. La sensazione di soffocare, i termosifoni rotti, il pullman puzzolente (l'8, appunto), la palestra col tetto a 2m senza poter giocare a pallavolo... troppo. Non mi mancherà essere la cartoleria della classe, essere l'unico ad avere l'intelligenza di capire che lo scotch e le forbici SERVONO e che bisogna portarli ché non si sa mai, ma no! Tanto le ha Andrea le forbici, e così giravano per la classe per ore e ore e tornavano indietro a fine lezione; and last but not least litigare coi compagni per ogni minima cazzata, perché si poteva scatenare una terza guerra mondiale anche solo con una battuta.
Potrei elencare un'infinità di altre cose, ma mi pare di essermi dilungato fin troppo.
Mi mancherà, questo è certo, ma si tratta di un capitolo chiuso, e ora si va avanti.
Magari cambierò idea nel giro di un mese. O forse no.
Ancora di questa settimana non ho capito niente: troppe novità tutte insieme e troppo velocemente. Chi vivrà vedrà, no?
Dilungato? Ti pare male. L'ultima volta che sono stato al mio vecchio liceo mi sono quasi commosso e a me provare nostalgia non piace proprio. È per questo che da un po' di tempo non ci torno, anche se parte di me vorrebbe farlo. Leggere i tuoi ricordi, che non sono troppo diversi dai miei, è stato un'ottima via di mezzo: io questo amarcord me lo sono goduto fino all'ultima parola.
RispondiEliminaPigro come sono, non ho mai aperto un blog ma inizio a pensare che potrei anche farlo. Potrei vivere in buona parte di copia-incolla dal tuo.
Questo sarà l'anno del mio ritorno alle olimpiadi di matematica. Quella finale di Parigi sfiorata alla prova di Milano grida ancora vendetta.
Sono contento che a qualcosa le mie parole servano :)
RispondiEliminaE sappi che, se mai aprissi un blog, avresti almeno un fedele lettore.