Mi dispiace di non essere il figlio perfetto.
Mi dispiace di non riuscire ad essere come sono dentro davvero... forse, se avessi avuto dei veri genitori, probabilmente ora non starei qui a scrivere queste parole; probabilmente sarei contento della mia vita senza inutili preoccupazioni, senza mille paure.
Purtroppo mi avete (non) cresciuto così: freddo, chiuso, introverso, poco espansivo; ma dentro sono completamente l'opposto. Anche se non sorrido o non parlo, anche se non piango o non mi dispero, non vuol dire che non sia felice per un evento o triste per un altro. Semplicemente non riesco a esternarlo perché mi avete insegnato che tutto ciò che esce dalla mia bocca è un inutile spreco di aria. Non riesco a dire quello che sento davvero perché mi vergogno di dirlo a voce alta; mi vergogno perché non ci sono abituato, noi non parliamo di certe cose. Internet per me è una benedizione: posso essere chi sono davvero senza dover sentire la mia voce dire a voce alta quelle "stupide" cose. «È un ragazzo sensibile, anche se non si vede» ti sento dire a mio cugino. Hai ragione, ma forse vorrei che anche le persone che non lo sanno possano capirlo. Vorrei che chi mi sta vicino capisse che non sono stronzo come sembra ma che sono dolce, sensibile, anche troppo a volte.
Mi avete trasmesso un'immagine distorta della famiglia; ognuno per conto suo, insieme si mangia soltanto e in silenzio, qualche volta un'uscita per fingere di essere come tutti gli altri. Per fortuna sono abbastanza intelligente da sapere di non dover ripetere il vostro esempio quando sarà il mio turno.
Mi ricordo quando andavo a casa dei miei compagni di scuola quanto rimanessi stranito nel vedere genitori che riuscissero a parlare tranquillamente senza urlare, che andassero d'accordo, che condividessero la stessa stanza. Io voglio crearmi una famiglia felice e per farlo devo riuscire a cambiare, perché vivere con voi per tutti questi anni mi ha portato, purtroppo, a somigliarvi.
Di una cosa non posso dispiacermi: di non essere come voi volete che io sia.
Se non vi piaccio, prendetevela con voi stessi, voi mi avete cresciuto così.
E sinceramente, non c'è bisogno di ricordarmi ogni giorno quanto sbagliato io sia per voi.
Non posso comportarmi in maniere che non mi appartengono, non posso fare cose che non mi va di fare solo per farvi contenti. È chiedere troppo di accettarmi così come sono?
Combatto già diverse battaglie col mondo, non posso iniziare anche questa; ormai è tutto un castello di bugie, non so più chi sono o chi devo essere, ma so chi non voglio essere: un pupazzo che si faccia modellare su misura da voi.
Perché vi aspettate che io sia dolce e gentile con voi quando sapete benissimo che sono cresciuto nell'odio? Vi porto rispetto, come con qualsiasi altra persona che conosca, ma finisce lì. Non aspettatevi che mi sforzi ancora di piacervi, ci ho tentato per diciannove anni e ora sono stanco, perché continuate a farmi sentire inferiore e inutile.
Mi avete rovinato l'infanzia e rubato l'adolescenza con questo stupido complesso d'inferiorità che mi avete stampato nel cervello e di cui ancora non riesco a liberarmi. Non potete rimproverarmi se non riesco a fare amicizia, non potete rinfacciarmi di essere solo, quando siete proprio voi che mi avete portato a questo punto. Non potete dirmi di "svegliarmi", non ne avete il diritto. «Non troverai mai una ragazza se ti comporti così». Non capisci niente, non hai mai capito nulla di me; per questo non posso dirti che sono stato innamorato e che ho sofferto come un cane; che sono innamorato e che soffro come un cane. Non capiresti neanche il tipo di amore di cui parlo, è troppo lontano dalla tua mentalità. È solo colpa vostra se cado ai piedi di qualunque persona che mi dimostri un minimo d'affetto, perché col tempo ho inglobato il pensiero che non merito di essere amato. Così, riuscite a farmi male anche quando non ci siete. In ogni momento, in ogni situazione mi stupisco se qualcuno mi chiede come sto spontaneamente. Perché dovrebbe importare a qualcuno? È solo colpa vostra se ora è così radicato dentro di me questo pensiero, che mi innamoro letteralmente solo per il fatto che qualcuno mi dimostri un qualche interesse. Ecco, dovrei essere io a vomitare tutto l'odio e il dolore che ho dentro; potrei, ma non lo faccio, non so bene neanche io perché.
Voglio solo andarmene per liberarmi di questa gabbia che mi impedisce di essere la persona che voglio diventare, prima che sia troppo tardi.
E sì, a momenti uso il plurale, ma la quasi totalità di queste parole è rivolta a te.
Ma tranquillo che ti dedicherò un post a parte perché questo è solo l'inizio.
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