giovedì 24 novembre 2011

Riflessioni televisive (updated)

Mi sono ritrovato, la settimana scorsa, a dover seguire la programmazione pomeridiana-serale del sabato di Rai1. Non so se fosse per il fatto che cercavo di allontanare la mente dallo studio di un orribile libro, ma tutto lo squallore che sapevo già esistere, mi si è manifestato tutto d'un colpo davanti ai miei occhi - e sfortunatamente anche alle mie orecchie - come in una terribile epifania del più grottesco romanzo gotico.
Programmi l'uno il clone dell'altro, con nomi inventati più per riempire gli spazi delle guide televisive che per definire il contenuto del prodotto stesso (forse inesistente?); scenografie di plastica e di cartone, finte quanto le facce di chi le percorre; telecamere e luci ben in mostra, come per inscenare una bell'aria da condivisione familiare; conduttori e soprattutto conduttrici sbucati dal nulla che mettono bocca su ogni cavillo gossipparo perché in qualche modo bisogna pur tappare quegli slot; sorrisi lucidi, falsi, risate tirate e fastidiosi salamelecchi; marchette e ospitate strategiche per pagarsi la macchina nuova; trucchi esagerati e vestiti riciclati; il trionfo dell'opinione random, priva di qualunque fondamento ragionato ma solo risultato di un pensiero autonomo (e quindi anche chissene). Un coacervo di minchiate propalate senza controllo, un'incoscienza inaudita nel far passare determinati messaggi senza neppure fornire una qualsiasi garanzia di ciò che si dice; irrefrenato desiderio di metter bocca sulla vita di tutti come se fosse una cosa normale; servizi inutili con immagini insignificanti e una voce smielata che riassume notizie trite e ritrite; ospiti non qualificati e inqualificabili per parlare di certi argomenti; discorsi omofobi e razzisti, religiosi e irrispettosi della diversità culturale; programmi buonisti e moralisti (sto parlando di te, "A sua immagine") che propinano mezzore di risate fasulle nel tentativo patetico di esaltare le piccole gioie della vita; presentatori cerchiobottisti che sono costretti a dare ragione a tutti e a nessuno (???); biografie storpiate, banalizzate in pochi minuti di discussione per decidere che Tizio è stato uno stolto a lasciare Tizia perché la tale lite avvenuta in tale giorno andava perdonata (ché ovviamente bisogna prendere come oro colato ciò che si legge nell'editoria-spazzatura). Arrogazione di diritti divini di giudicare tutti fuor di contesto, di imporre la propria verità su quella degli altri; passione inspiegabile per una frivola nozionistica, per far sapere come friggere il platano col minor apporto di calorie possibile, o per far conoscere a tutti la nomenclatura gerarchica dell'Aeronautica militare. Programmi come "Tutto in famiglia", "Uno mattina", "Domenica in famiglia" e qualsiasi altra combinazione casuale di 'Giorno della settimana + in famiglia' o 'Domenica + numero del canale' che la buttano in caciara dalla mattina alla sera con stupidi giochi (grazie ai quali la gente vince pure soldi, i nostri soldi), ospiti assurdi ed euforie ingiustificate (citofonare Barbara), confidenze al telespettatore mai concesse, sondaggi dalla profondità culturale pari a quella dei cinepanettoni; conduttrici appena maggiorenni che intervistano scienziati in avanzato stato di decomposizione di cui non conoscono neanche i nomi.

Questa televisione fa schifo.
Centinaia di migliaia di casalinghe, pensionati e quant'altro che ogni giorno subiscono passivamente il flusso di informazioni che gli viene trasfuso (ottimo esempio di ""servizio pubblico""). Quella generazione ormai è andata. Così come è senza speranza tutta quella fetta di italiani - fortunatamente in calo - che seriamente ritiene il Grande Fratello un prodotto di qualità. Fermiamo questo scempio. Lavoriamo a una palingenesi della televisione italiana.
E soprattutto, questa non vuole essere una richiesta di più programmi di approfondimento politico (che Dio ce ne scampi, ce ne sono anche troppi), ma semplicemente di programmi. Che funzionino, che siano intelligenti e divertenti ma in modo genuino.

Discorso inutile e banale, lo so, ma il punto è: cosa posso fare io per cambiare tutto ciò?
Beh, intanto sono due settimane che non guardo televisione, e posso solo dire che sto molto meglio così.

Il caso "X Factor 5"
Arrivo una settimana in ritardo (giusto per conformarmi alla sovrapposizione di universi temporali fra chi segue su Sky e chi su Cielo) per cercare di riordinare un po' di idee intorno alla nuova edizione.
Prima di tutto, cambiamento: ottima cosa. Il cambiamento fa sempre bene (oddio, deve essere anche un cambiamento in meglio, però) e fa sì che la gente non si stufi prima del tempo di un programma che ha ancora tanto da dare. L'idea di partenza di cambiare faccia a X Factor dunque prometteva bene già dalle prime rivelazioni: televoto, studio, giudici, ecc...
Ecco, piccolo dettaglio: vuoi vederlo? Devi pagare.
La solita riconferma che in Italia se vuoi qualcosa fatta bene devi pagare, e se non hai i soldi ti attacchi al tram e usufruisci dello scadente merdume pubblico. Ma non parlo solo di televisione eh, il discorso si applica un po' a tutte le caratteristiche della nostra italianità. Quando andai a Londra rimasi sconvolto davanti a una realtà che, a posteriori, non dovrebbe per niente stupire.
Comunque. Anche Sky che ci si mette con la formula "se non hai l'abbonamento soffri e ti vedi la puntata con 763 ore di ritardo quando sai già chi è stato eliminato"...
Ma torniamo al punto. Studio uguale a quello di X Factor UK. Stesse luci, stessa dinamica, ma. Ma. Due manche e le immancabili scenette polemicone fra giudici.
Il motivo per cui non mi piace questo X Factor è che mette in evidenza quanto gli italiani debbano sempre emulare gli altri per dimostrare di essere all'altezza. E finiscono sempre per fare cagate. In pratica: copiamo gli inglesi, che fa cool, e ci aggiungiamo un po' di cose nostre. Ma perché, mi volete dire che in Italia non c'è una, dico una persona che riesca a reinventare il prodotto in maniera originale? Che non riesca a renderlo nuovo - pur restando nei limiti del format - senza dover "sbirciare" il compito degli altri e camuffando la copiatura con piccole strizzatine d'occhi come il televoto gratuito? No, non ci credo. Bohboh, devo capire se abbiamo fatto un mezzo passo avanti o se siamo rimasti dove eravamo.

Intanto, le mie pagelle (relative alla prima puntata)
Nicole: 6 RicicloCaffè Margot: 8+ AccattivantiClaudio: 7 Periclitante; Vincenzo: 7+ Neodamianesco; Francesca: 7 Sottovalutata; (Rahma: 6+ Scialba); Valerio: 5 Insulso; I Moderni: Promettenti; Antonella: 6½ Semi-anonima; Jessica: 8½ Nuova; Davide: 4 Inutile; Le 5: 7½ Vintage.

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Devo essere in una sorta di fase di ipercriticismo, secondo la quale mi stufo di tutto e vedo solo il peggio delle cose (ma sarà anche il periodo...), perché poco fa, guardando un episodio di un telefilm, mi sono accorto di quanto stia iniziando a odiare anche i telefilm americani. Non tanto per questioni qualitative, produttive o esecutive, ma più per il fatto che ormai propongono sempre lo stesso contenuto. Le storie sono tutte uguali, i casi medici ormai scarseggiano, gli omicidi sono sempre più ricercati e surreali, i temi delle sitcom prevedibili e ormai devitalizzati.
Me la prendo soprattutto con quell'immagine stereotipica della famiglia americana che compare ovunque, da House a Modern Family (certo, qui si gioca proprio su questo, ma comunque) e ce la fanno sorbire in ogni solfa. Madre e padre giovanissimi con superlavoroni, impegnati mattina e sera che portano a casa qualche milioncino al giorno; figli viziati che possono chiedere tutto perché hanno "tutte A"; parenti che sbucano fuori nei momenti meno opportuni; perfino la pseudotragica figura del "dietro a una famiglia sorridente si nasconde una caterva di casini" ha stufato, ormai se non c'è un personaggio che subisce uno stupro, se non c'è un personaggio che diventa alcolizzato, se non c'è un personaggio che rischia di morire, sembra che il telefilm non possa funzionare.
Oppure ci sono anche i telefilm in cui si vedono solo famiglie disastrate, ragazzi succubi della droga che si fanno tutti e tutto, furti per pagarsi la casa e pazienti improbabili che non hanno l'assicurazione e devono smobilitare tutti i Consigli supremi degli Stati Uniti per avere un'operazione pro bono "perché poverino, è buono e se lo merita" (?).
È la televisione dell'estremizzazione. Ma una famiglia normale no?
E per carità, non voglio certo dire che telefilm = realtà perché farebbe schifo il doppio, ma almeno dico: hai un'idea interessante, che può davvero proporre qualcosa di nuovo? Bene. Altrimenti non ti sforzare neanche di sfornare l'ennesima copia.
Se c'è una cosa poi che mi fa seriamente innervosire è il tipico caso "tragico" del papà/fidanzato-della-mamma-che-deve-conquistare-la-stima-del-figliastro che non va a vedere la recita del pargolo di appena 8,2 anni. E questo piange, se la prende col mondo e poi tutti (anche l'assistente alla regia) devono scusarsi con lui perché è stato "profondamente ferito e tradito da una persona di cui si fidava". Mavacagare.
Assurdità solo per riempire puntate che "bisogna fare perché ci hanno pagato per fare 24 puntate". A questo punto meglio 6 puntate per stagione ma pensate bene, con uno sviluppo interessante (e soprattutto imprevedibile, ché ormai dai primi 5 minuti di ogni puntata capisco già la "morale" dell'episodio) che 24 atroci punizioni di puntate filler.
Volevo aggiungere altro ma sto trasformando questo post in una geremiade, per cui meglio rimandare a un futuro prossimo.

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