venerdì 30 settembre 2011

In each tear...

Delicate ma pesanti, salate e amare, silenziose all'apparenza contengono urla atroci represse nell'antro più remoto del mio cuore.
Scavano il mio viso, lentamente, una dopo l'altra, fino a consumarmi.
Violente come unghie sulla pelle, gridano vendetta contro il destino beffardo. 
Lontananze incolmabili. Sentimenti confusi. Ricordi del passato. Contatto negato. Incomprensione. Gelosia. Invidia. Ammirazione. Impossibilità di esprimere a parole. Soffocare nel cuscino. Baci agognati. Abbracci necessari. Amore? Aerei.

Mi sento e sono vuoto.
Solo.
Stremato.
Al limite.
Alla quarta volta il cuore cederà.
Ed è solo un problema mio.
Quella piacevolissima sensazione di essere nato sbagliato.

mercoledì 28 settembre 2011

Flusso di coscienza #1 (status quo)

Messo il corsivo, possiamo iniziare. Adesso devo solo scrivere quello che mi passa per la testa e basta... ma ora penso al pensare, e ricado nel solito loop quando faccio questo eserc.. esercizio? No, questa.. cosa vabbè, non mi fermo sennò perdo il filo. Pausa per guardare la tv. Ho sempre odiato Striscia la notizia ed è fastidiosa, spengo la tv. Fatto. Di cosa volevo parlare? Che cosa dovevo dire? Non mi ricordo, ah sì l'università. Boh, volevo scrivere di quello che penso ma in realtà ho questo grande mattone d'ansia dentro che è difficile da spiegare a parole. Orribile sensazione. E non so se mi passerà, è questo il brutto. Mi fa male il cuore. Bum bum bum bum, aritmia quasi. Non so se ci riesco, di nuovo, il tempo cancella anche le cose belle purtroppo, sparirà come sono spariti tutti gli altri... non rileggo, rileggo dopo, però ho perso il filo di nuovo. Prurito. La schiena mi fa male, il pc mi farà diventare una talpa cieca e con la gobba, mi devo limitare. Ma tornando all'università. Boh, ho tanti dubbi, e sì che ero all'accoglienza matricole e mi son dimenticato di fare le domande più importanti, ché ancora non ho capito come funziona 'sto benedetto esame di inglese. Esercitazioni, teoria... ma tutto alla fine? Perché così mi ritrovo 3 esami adesso e 3 dopo, ma nel frattempo probabilmente ci sarà un primo esonero di Storia... aiuto, non ho molta voglia di studiare. Ho paura che verrò risucchiato dai libri e non so cosa scrivere, perché ho molta paura. Questo pezzo dovrebbe finirsi da solo, non c'ho voglia di spiegare tutto. Vabbè, il pranzo non-pranzo, alla fine però non ci vuole molto per arrivare/tornare... 1 ora massimo, col traffico. È che ho lezione alle 8 due volte a settimana... e chi ne ha voglia di alzarsi presto? Io no di sicuro. Cambierà tutto, forse in peggio, non so, mi sono affezionato troppo al sistema scolastico come era al liceo. Ora sono solo... io e gli esami. Indipendenza. Che bello, direbbero molti, io dico che schifo. Ma perché non ne sono capace, mica per altro... magari avessi già maturato a tal punto da sapermi gestire le cose. Cosa è andato storto nella mia vita? Perché sono cresciuto così insicuro e sempre alla ricerca di approvazione? Vabbè, lo so, ma non ho voglia di parlarne. Le punte delle dita si stanno intorpidendo... e non sono neanche sicuro che questa frase sia giusta. Prima o poi lo dovrò scrivere quel post. Sarà doloroso, faticoso, ma è da mesi che ci penso, e lo devo fare, mi servirà. La schiena. Ho fame, è ora di cena, ma non ho voglia di alzarmi né di parlare con nessuno. Ecco cosa dovevo dire, che non ho ancora detto ufficialmente che sono iscritto, ma non so se interessa a nessuno... per cui tengo tutto per me e non c'è modo di liberare quest'ansia forse in parte anche comprensibile. Magari ora controllo la posta... aggiorno Twitter, no ok niente di interessante. Ma... no, lasciamo stare, non ci voglio pensare a quello adesso, non ho voglia di deprimermi più di così. Eppure... no, eppure un corno. L'ansia cresce intanto eh, non so perché. Sarà che son rimasto senza specialistica, e non ho la più pallida idea di cosa farò fra tre anni o nella vita, non so niente di niente. Che fallito. Ma i libri li dovrei iniziare a comprare? Perché nessuno dice niente in questa facoltà di cacca, una cosa incredibile... che scemo però, dovevo chiederglielo, ma c'era così caldo e Paola stava rompendo e me l'ha fatto dimenticare. Donne... comunque boh. Son sicuro che in questi tre anni cambierò idea ancora e ancora, insomma voglio dire... guarda dove ti sei iscritto che fino a dieci mesi fa dovevi andare in Fisica. Forse ci dovevo andare, ho fatto la scelta più banale e semplice alla fine... Massì, troverò la mia strada, o lo dico per autoconvincermi? L'ho scritta giusta la parola? Mi pare di sì, ma la sottolinea in rosso, vabbè. Dicevo che non voglio pensarci se è per autoconvincermi. Basta. Troverò la mia strada. Prima o poi. Respiro profondo. Va tutto bene. Va tutto bene. Va tutto bene. È normale, ti prego, stai calmo. Le vacanze finiscono e non le rivedrò mai più... non ho voglia di studiare, o forse sì... silenzio. Vuoto totale. Non penso. Il rumore del pc mi incanta, sono passati 14 minuti, sembravano meno ma l'ansia ancora c'è, la sento tutta lì, nello stomaco. Ansia che diventa nausea, da circa due settimane. Non ne posso più. Riposo. Che casino la mia testa, c'è così tanto chiasso e poca sostanza... ma son sempre stato così: tante chiacchiere, ma alla fine non sono questo granché. Cavolo, fossi almeno un genio in qualcosa, e invece sono solo bravo un po' in tutto. Che sfiga. Ma proprio a me? Però penso troppo, as usual. Ma boh vabbè lallà trallallero papapa firulì firulà dentista, quasi finito di pagare! Cosa c'entra? Lunedì inizio, che paura. Non ho idea di quello che mi troverò davanti. E se nessuno è simpatico? E se i prof sono tutti stronzi? Ne vale la pena? Vediamo quest'anno come va... se vabbè, 'na parola, intanto mi devo fare sei esami pesantissimi che la gente mi guarda male quando li dico. Forse sto scrivendo troppo e a nessuno importa quello che dico ma pazienza, possono anche fermarsi qui e andarsene. Io scrivo, chi legge legge. A me fa bene scrivere, peccato che l'abbia scoperto da poco. Sto ini mi chiamano che c'è? È pronto? Boh sento parole confuse, nessuno si sforza mai di alzare poco poco la voce, però vabbè. Non ho neanche fame, il solito stomaco chiuso rumore di piatti, sta apparecchiando, non è pronto. Altri dieci minuti dai, ce la si fa. Alla fine ho detto tante cose confuse e non come volevo, però rende bene il casino - e oggi sono anche tranquillissimo - del mio cervello. Penso troppo, ma questo l'ho già detto pensato scritto quellocheè. Mi ricorda l'esercizio di inglese, mi stavo troppo ingarbugliando. Musica. Ci vuole Ludovico Einaudi, dopo. Mi rilasserà? Boh, sono tutto contratto. Dico molti boh, ho notato, e uso troppo i puntini di sospensione. Arcangeli mi farà nero. Che odio... in questo periodo dell'anno in genere mi ritorna la voglia di studiare, da sola, come un processo automatico, invece quest'anno è a sprazzi, ogni tanto sì ma dopo 5 minuti non più. Forse è ancora presto, chi ne ha voglia di studiare? Un po' si dai, ma non così tanto... poi io son pigro. È la fine. Respiro, rilassa i muscoli, vai avanti. Fan male le dita, la barba punge sul collo e sabato devo andare a vedere Carnage nell'ultimo fine settimana libero della mia vita (o dei prossimi 3 barra 5 anni) ma la magistrale? Di nuovo? No ti prego. Vabbè, mi devo lavare le mani, e piano piano mi vien sonno. 7 tweet nuovi, andiamo a vedere. Niente di che, ma mi chiamano a mangiare. Che fatica scrivere i pensieri, ma mi piace. Fame. Chissà cosa c'è. Vado. Ora mi fermo. Non posso fermare i pensieri, devo fermare le mani, ora...

domenica 25 settembre 2011

Miscellanea #2

- Mangio solo mele verdi. Viva la croccantezza! Odio le rosse e le gialle, preferisco le cose acidule e aspre, tendenti al crudo. Banane quasi verdi, lo stesso. Non verdi verdi, ma verdoline. Gnam.
- Nella mia vita ho fatto minivolley/pallavolo per svariati anni (colpa di Mila e Shiro), piscina (finita con un quasi annegamento), basket (mollato dopo un anno causa poco interesse), pattinaggio artistico su 4 ruote (Sui 7-8 anni... bellissimo; smisi di farlo perché mi procurava l'influenza ogni inverno - ci allenavamo all'aperto. Mi sarebbe piaciuto continuare; a questo sport devo la tanta flessibilità delle gambe e dei piedi - che piano piano sparisce) e infine tennis, per 3 anni. Il mio più grande rimpianto è aver smesso di giocare a tennis, ma per motivi che non dipesero da me dovetti appendere la racchetta al chiodo. Rimango comunque un appassionato e seguo i circuiti pro quotidianamente.
- Ho la mania di conservare (quasi) tutto. Mi attacco tantissimo alle cose, anche quelle più insignificanti... di conseguenza sono attaccatissimo ai ricordi. Anche il giochino più stupido è legato a un pezzo di me e quindi a fatica riesco a liberarmene. Ho ancora quaderni e libri dalle elementari a oggi, in qualche scatolone giù nel garage. Ho ancora i pupazzi di quando ero piccolo, il biberon, le scarpine da passeggio, videocassette, la cucina con cui giocavo, la mia copertina... Ogni volta che decido di fare pulizie una parte di me se ne va nella spazzatura. Amo ricordare. Vivo nel ricordo, più che altro.
- Amo studiare o leggere con la pioggia. Amo il freddo. Amo l'inverno. Amo il buio. Che c'è di meglio del passare un pomeriggio nuvoloso, col suono del temporale in sottofondo, con la stufetta accesa, il plaid, una piccola lucetta calda, sul letto a leggere un libro?
- Quando mi trovo una settimana enigmistica davanti la divoro. Cerco sempre di farla tutta ma non ci sono ancora riuscito. Però forse sono uno dei pochi al mondo che fa il giochino dell'indovinello matematico XD Oltre ai cruciverba i miei giochi preferiti sono l'aneddoto cifrato e la pagina della sfinge. Odio i rebus (perché non li so fare), e la prima cosa che faccio quando ne compro una è leggermi tutti i "Forse non tutti sanno che" e "Strano ma vero". Ultimamente evito le barzellette: m'hanno stufato.
- Non ho mai avuto la varicella.
- Ho paura delle api e di qualunque insetto pungiglione-munito.
- Quando vedo gente scalza gli conto sempre le dita dei piedi (orribile XD)
- In quinta elementare son finito due volte dal vicepreside. L'istitutrice mi odiava. Maestra Regina, non ti ho dimenticata. (La prima volta che ci finii fu perché dopo pranzo, tornato dal bagno, rientrai in classe dicendo quasi sovrappensiero e sottovoce "Bubi". Mi cacciò fuori - nonostante fosse ricreazione e ci fosse il casino generale - e lì passo il vicepreside che volle fare una chiacchierata con me.)

sabato 24 settembre 2011

Cuscini e lacrime

«Taglio di tessuto o di pelle, messo doppio, cucito lungo i bordi e imbottito con fiocchi di lana, piume, materiale sintetico o altro, usato come appoggio per il corpo o come ornamento». Così il dizionario del Corriere della Sera spiega la parola 'cuscino'.
Una definizione tanto fredda quanto incompleta.
Certo, dipende dall'uso che se ne fa.
Avere un secondo cuscino è una droga. Fa male, non provate mai. Non se ne esce vivi.
Si inizia magari per caso, giusto perché te lo sei trovato lì e vuoi vedere com'è dormire con un ammasso di piume puffoloso e cicciottoso accanto a te, poi invece diventa qualcosa che non hai mai avuto o che vorresti avere: calore umano. Sì, perché il cuscino assorbe e restituisce tutto il delicato calore che noi stessi gli trasmettiamo.
A quel punto scatta un non so quale meccanismo per il quale si associa l'insieme di quelle finte sensazioni a una persona - magari lontana - con cui il contatto risulta impossibile. Una persona "speciale" intendo, ovviamente. Diventa in sostanza un "surrogato" di tale persona da stringere forte e coccolare, nella stupida speranza che quell'affetto si trasmetta via etere e giunga a destinazione. In fondo basta chiudere gli occhi e dare spazio all'immaginazione, no?
È tutta illusione. Ma a noi umani piacciono le illusioni.
Per cui la notte ci si potrebbe ritrovare avvinghiati a questo cuscino sotto le lenzuola, convinti - nel dormiveglia - di essere con quella persona, e che quel tenero e morbido tessuto sia la sua pelle. Si potrebbe iniziare a voler stringere quel cuscino ogni volta che si pensi a quella persona, posarci sopra la guancia e viverla come un vero abbraccio.
La consapevolezza di quanto ciò sia patetico - inizialmente tenuta a bada - esplode in un groviglio di emozioni miste che vanno dalla rabbia feroce alla disperazione. Rabbia per aver permesso a sé stessi di cadere in questa trappola; disperazione per la realizzazione che la distanza non la si può abbreviare certo con un cuscino. È tuttavia una sorta di dipendenza, quella che si crea, perché si stabilisce un nuovo - per quanto illusorio - punto di contatto con l'irraggiungibile, si "sconfigge" la distanza.
Così compaiono le lacrime, urla soppresse nello stesso cuscino che accolse il nostro calore. Angoscia, tristezza, un peso enorme sullo stomaco, quasi come un mostro che voglia liberarsi ma che rimane dentro a mangiarti l'anima. Una sensazione di frustrazione e di impotenza davanti alla realtà.
Il caldo respiro di una persona sul mio collo, il calore scambiato fra due corpi abbracciati, la pelle a contatto rannicchiati sotto le coperte, coccole e carezze e dolci parole sussurrate all'orecchio. Esperienze mai provate che, in un momento del bisogno ti spingono a gesti estremi, come fare ricorso a un cuscino.
È difficile esprimere a parole il desiderio di questo tipo di contatto.

Ti voglio, qui, accanto a me, ora. Non sai quanto. Anche solo per rimanere in silenzio, per ore, avvinghiati sotto il piumone. Piango: non posso fare altro. Soffoco con difficoltà le urla di accusa contro l'ingiustizia che ci tiene lontani.
Il tuo viso, il tuo sorriso, la tua bocca, il tuo naso, la tua allegria, la tua spensieratezza, la tua intelligenza, la tua pazzia, mi mancano ad ogni respiro. Anche solo un tuo dito che mi sfiora varrebbe più di quanto tu possa immaginare. Senza te, non ha senso vivere.
Quanto ancora riuscirò a sopportare questa maledizione? Non molto, temo.
Ti voglio un universo di bene,
un abbraccio.

mercoledì 21 settembre 2011

L'affare "Università" (parte terza)

Fisica. Ho sempre avuto un rapporto di amore-odio con la fisica. Più che altro, non ho mai apprezzato l'approccio scolastico alla materia (come per le altre): stùdiati la definizione, stùdiati la formuletta, te la chiedo, me la dici e la dimentichi. Non è così che dovrebbe funzionare. Con la fisica impariamo a capire il mondo che ci circonda, perché e come accadono le cose, ci dà la chiave per scoprirne di altre.
Il primo problema che ho incontrato studiandola è che non ho una memoria molto allenata e ho sempre avuto difficoltà a memorizzare le formule (che poi facendo due compiti all'anno e basta, per ogni compito erano più di 50 formule tutte assieme; combinate a un professore che non sa spiegare significa farsi da soli cento pagine per volta). Ho sempre dovuto far ricorso ai bigliettini - come tutti del resto - e così ho mantenuto una media alta. Ma il mio interesse è di un tipo diverso, non riguarda tanto l'assimilare nozioni su nozioni, quanto capire ciò che mi sta attorno. Devo dire che comunque alcune parti - come la fluidodinamica o la termodinamica - non hanno mai suscitato alcun interesse in me. Sono sempre stato più un tipo da curiosità verso le cose remote, irraggiungibili, infinitamente grandi (come l'universo) o infinitamente piccole (come l'atomo). Per questo considero la fisica come un interesse, perché preferirei approfondire solo le parti che mi piacciono. Immaginandomi da adulto non mi ci vedo a lavorare in questo settore, non so neanche cosa potrei fare, e lavorare con le formule... aiuto. Boh.
Il marito della mia ex-professoressa di inglese lavora al CERN. Un lavoro da sogno, per un fisico. Mi ha raccontato che a suo tempo la decisione fu tra Filosofia e Fisica (perché non mi stupisce?) e che adesso un po' si è pentito di questa scelta. Ama il suo lavoro, certo, ma lo tiene lontano dalla famiglia, giorno e notte, e quel libro di filosofia sul comodino aspetta da anni di essere aperto per la prima volta. Così ho pensato che forse sarebbe più facile divorarmi la bibliografia di Margherita Hack intraprendendo la carriera linguista (o linguistica? parto già male) piuttosto che rinunciare completamente ad ogni altro interesse per dedicarmi solo ad una cosa. Per me sarebbe fatale.
Questa è la facoltà perfetta. Sembra fatta su misura. Vicina, efficiente... e mi disturba lasciarla andare perché odio sprecare le opportunità che mi vengono offerte.

Lingue. Con l'inglese è stato amore a prima vista, dalla seconda elementare. Non so perché, probabilmente si nasce già con questa inclinazione, in effetti per le lingue uno deve esserci portato in un certo senso. Comunque a me piace molto giocare con le parole, scrivere - anche se non ho mai scritto niente di che - e mi piace farlo sia in italiano che in inglese. Mi piace la sensazione di potere che ti dà quando ti ferma per strada una giovane pulzella bionda inglese che ti chiede informazioni per raggiungere il centro, e tu gliele sai dare. E lei ti capisce (e ringrazia amorevolmente, perché gli inglesi sono sempre polite). Non è strana la varietà delle lingue? Tutti modi di esprimersi diversi, e purtroppo si perde molto in questa diversità. È un gran bel lavoro quello del mediatore... ma non è l'indirizzo che ho scelto. A volte ci penso... mi pento, poi mi convinco che è giusto così. In effetti non mi interessa conoscere tre lingue, e cerco di pensare che anche lingue e comunicazione possa darmi le basi che mi servono per poi - nel caso - cambiare strada durante la specialistica. Ho scelto in effetti il corso più generale, quello degli indecisi, dove si studia di tutto e di più... e niente nello specifico. Un classico. Ma a me piace tanto studiare anche la lingua come mezzo comunicativo, come struttura, e lì c'è l'interesse verso la linguistica, verso il giornalismo e il mondo dei media; o anche antropologia, ché studiare le persone e i loro comportamenti è sempre stato un mio pallino. Mi piacciono molto gli insegnamenti del piano di studi, il problema è appunto il lavoro. Non che non ce ne sia - oddio, beh, anche quello - ma non saprei proprio cosa fare, come sfruttare questa laurea, come impiegarla nel modo giusto. Forse sto cercando di rimandare una scelta più impegnativa: mediazione avrebbe sicuramente dato un'impronta più marcata alla mia futura carriera universitaria.
Sfogliando i tirocini proposti dall'Università al termine del triennio mi è capitato di leggere di uno stage nel settore della sottotitolazione dei film. Eccolo, un bel lavoro. Magari non solo sottotitoli, ma anche lavorare ai doppiaggi delle serie americane... solo che mi butto sempre giù per il fatto che mi sembra una cosa talmente lontana da essere irraggiungibile. La concorrenza è così spietata che non potrei mai ottenere un posto con quello che apprenderei qui. (E comunque non mi sono mai documentato su questo tipo di lavoro, né so come funziona, quindi è molto probabile che questa sia tutta una montagna di cavolate sparate ad minchiam).
Ma il punto principale della questione, la causa di ogni ansia delle ansie del mondo, il verme nella mela, l'altra faccia della medaglia, è la condizione in cui si trova questa sciagurata facoltà. A parte l'ubicazione che, sebbene fatiscente come neanche il Colosseo, si può tuttavia sopportare, è l'organizzazione (e i soldi) a mancare. Spesso mancano insegnanti facendo partire i corsi con mesi e mesi di ritardo; disorganizzazione in materia di orari, lezioni, esami e segreteria. Potrei anche finire col perderci un anno, e sarebbe una cosa che odierei. Mi scoccia tantissimo l'idea di perdere un anno o andare fuori corso, che succeda per colpa della facoltà o per una mia eventuale scelta di cambiare studi. Molti studenti la sconsigliano, altri titubanti la consigliano a chi è veramente convinto (e io? lo sono?), altri dicono che è fattibile e che comunque la qualità degli esami è tutt'altro che scarsa. (Tutte queste opinioni riguardano il mio corso, mentre per quanto riguarda Mediazione pare che sia ancora peggio, quindi quando ci ripenso da questo punto di vista, sono sicuro di non volermi complicare la vita oltre il necessario).
Sfogliando il forum della facoltà ho trovato questa discussione che a momenti mi ha rincuorato, a momenti mi ha terrorizzato. Ancora una volta mi trovo bloccato.

Considerazioni finali. Non è assolutamente facile prendere una decisione come questa quando sei circondato da persone che continuano a ripeterti "secondo me è la scelta sbagliata, poi fai tu" (madre) o che non ti parlano affatto (padre). Non è carino specificare, ogni volta che parlo di lingue coi parenti, che quella facoltà è orribile, mal organizzata e che perderò un anno di sicuro. Non è ammissibile che io debba avere questi dubbi perché gli altri si aspettano qualcosa da me. E tutto ciò non sarebbe un problema se per carattere non tendessi a pensare che sono gli altri ad avere ragione, sempre, e io torto. Mi fido di tutto quello che mi dicono e come in un circolo vizioso ho bisogno che qualcuno stia sempre lì accanto a me, a dirmi che quello che sto facendo è la cosa giusta. Capisco che vogliano proteggermi, che in un modo contorto vogliano dimostrarmi che mi vogliono bene, ma stanno creando casino nella mia testa. Non penso ad altro ormai, mi sembra una questione di vita o di morte, sento pressioni da tutte le parti.
È arrivato il momento che per una volta sia io a farmi coraggio e prendere una decisione che pochi avrebbero il coraggio di prendere - sempre con la sensazione che tutto sia andato avanti troppo in fretta - e fregarmene del parere degli altri. Potrebbe essere la peggiore scelta della mia vita? Pazienza. Lasciatemi sbagliare. Lasciatemi prendere le mie batoste. Lasciatemi vivere. Posso imparare solo dagli errori.
La parola chiave qui sarebbe "mediocrità".
Io ho sempre dato tante soddisfazioni a tutti con la scuola: voti alti, attività extrascolastiche, risultati eccellenti. Ma forse li ho viziati un po' troppo, perché, visto che non ho mai reso in altri campi, tutti si aspettano che io prosegua con questa linea per sempre. Hanno paura che io sia uno mediocre, un "anonimo". Beh, confesso di aver in parte ereditato questa paura, ma solo perché ho sempre avuto quella nuvoletta sulla mia testa che diceva: "Tutti si aspettano che tu sia il massimo. Sii intelligente.". Chi non vorrebbe un figlio laureato in astrofisica? Caspita, che soddisfazione. E uno che si è laureato in lingue a Cagliari? Bah, inutile.
Non è la prima volta che devo affrontare questo ostacolo, ma continuo a inciampare e cadere faccia a terra. Non ci riesco proprio. Come se ne esce?
Per concludere questa infinita geremiade, devo ammettere che in tutta quest'ansia e questo panico generale, la colpa va anche attribuita alla mia pigrizia estrema e alla riluttanza al minimo sacrificio. La scomodissima posizione in cui si trova la facoltà di lingue è riuscita a mettermi seriamente in crisi, mi ha spinto a chiedermi: Sei pronto a fare sacrifici ogni mattina? A fare avanti e indietro col pullman? A sudare tra la gente, correre per non perdere le coincidenze, arrivare tardi? Perché l'altra facoltà, sì, quella di Fisica, è a due passi da casa tua e ci arrivi in 5 minuti... hai idea della comodità? (Orribile, lo so.)


Sono davanti a un burrone, e sto per buttarmi.
Davanti a me vedo solo il nulla.
E io ho paura del nulla.


E ora, vorrei davvero sapere che ne pensate voi :)

lunedì 19 settembre 2011

L'affare "Università" (parte seconda)

La questione del fuori-Sardegna: Bisogna considerare due fattori, principalmente. Quello economico - ovviamente - e quello umano. Per quanto riguarda il primo, più scontato, posso solo riportare i fatti così come stanno. Numero 1: devo per forza spostarmi con l'aereo, e chiunque sia avvezzo al trasporto aereo sa che dipendere da questo mezzo non è il miglior modo di risparmiare. Oltretutto, comporta anche degli svantaggi pratici: se mai dovesse succedere qualcosa a casa, bella o brutta - toccando ferro - non sarebbe neanche così facile trovare un volo disponibile all'ultimo istante, prepararsi e partire. È un problema che comunque in molti sicuramente affronteranno ogni giorno, forse è tutto più semplice di come sembra, ma tutti questi pensieri mi fanno paura. Numero 2: A tutto ciò bisogna aggiungere l'affitto (che poi a Treviso, per eseeeeempio, neanche voglio pensarci ché è nordnordnordnord per me). E poi il cibo. E le tasse universitarie, e il trasporto pubblico (credo mi potrebbero fare qualche problema se cercassi di imbarcare la macchina come bagaglio a mano), e... Insomma, non è che me lo possa proprio permettere; avere una comunicazione "via terra" con la propria famiglia sarebbe già un gran vantaggio. 
Il fattore umano invece fa leva soprattutto sulla mia paura dell'andare a vivere da solo, lontano da casa, dove non conosco nessuno e dove non c'è nessuno che mi possa materialmente aiutare. Andare "in continente", come si dice qui, mi suona come andare in un altro pianeta e rischiare di rimanere schiacciato dalla frenesia della vera città, soffocato da una mentalità che non conosco; un topo in un'autostrada insomma. Anche questa è una paura che un po' tutti dobbiamo superare, prima o poi; ma io con le mie insicurezze, con la mia ingenuità, con la mia timidezza, non mi sento ancora pronto. E la famiglia a 700km di distanza è comunque un sacrificio. Almeno per me.
Perciò, almeno la triennale, la devo fare in questo posto orribile dimenticato da Dio - senza offesa per i miei conterranei. Per quanto riguarda la specialistica, si vedrà. Si ripresenteranno gli stessi problemi, certo, ma spero di maturare un po' nel frattempo.
I miei soldini io già li ho messi da parte in questi anni, rinunciando praticamente a tutto, anche se probabilmente basteranno a tenermi vivo per appena un anno... ma a tutto questo voglio pensarci più in là. Le speranze ci sono. La volontà c'è. Voglia di scappare da questa trappola mentale che piano piano mi sta divorando da dentro.

Ne rimasero solo due. A questo punto, è uno scontro fra titani, la scelta finale, il bivio, la svolta della mia vita. Ma come si sceglie? MAH. Io vedo compagni che hanno le idee ben chiare, che si sono già immatricolati, che all'epoca si iscrissero ai test di ammissione dal primo giorno disponibile e non l'ultimo - come qualcuno - e mi sento solo. Da quello che ho capito non dovrei essere ancora indeciso, avrei già dovuto scegliere, e invece eccomi qui a sclerare dalla mattina alla sera perché non so cosa voglio fare nella vita. Poi, quando mi chiedono novità e dico le due alternative, mi rispondono tutti "Eh? E cosa c'entrano?" ed in effetti hanno ragione, non hanno niente a che fare tra di loro... Sono confuso. Sono confuso. Non capisco. Ho questa sensazione che sia tutto sbagliato, che non dovevano andare così le cose...
Comunque, questo è stato il momento di farsi coraggio, spulciare i siti delle facoltà (molto aggiornati, devo dire), vivisezionare gli esami, andare a cercare il pelo nell'uovo e via dicendo. Ho deciso di considerare, per ogni corso, i pro, i contro e gli esami dei tre anni, attribuendo a ciascun elemento almeno un punteggio indicativo da 1 a 10 che incida sulla valutazione generale. Questo è quello che ne è venuto fuori: http://twitpic.com/6mr2e1
(Per chi mi segue dall'iPhone - sì, vi tengo d'occhio - e non può ovviamente vedere l'immagine a un ingrandimento decente, ecco il riassunto XD)
FISICA
Pro: Interesse per astronomia e astrofisica (9); attività di laboratorio (8); facoltà di buon livello (9); vicinanza e comodità (9). Contro: Astronomia e astrofisica solo al 3° anno (-6); chimica e geometria (-6); lavoro (?) (-7); 6 posti per Erasmus (-8); debito in matematica di base (-5).
Totale esami I anno: 58/70; Totale esami II anno: 51/60; Totale esami III anno: 46/50.
Totale: 158
LINGUE
Pro: Materie interessanti (10); conoscenze in più campi (9); più sbocchi lavorativi (7); 113 posti per Erasmus (8). Contro: Facoltà di basso livello (-9); posizione e trasporto (-9); debito in storia e geografia (-5).
Totale esami I anno: 51/60; Totale esami II anno: 65/70; Totale esami III anno: 56/60.
Totale: 183
Ovviamente, a parte il fatto che a mio parere i due punteggi non si distanziano molto l'uno dall'altro, sono numeri approssimativi, molto superficiali, di ciò che a prima vista mi comunicano i due indirizzi. È chiaro, ad ogni modo, che c'è una notevole differenza a livello di gradimento degli insegnamenti. Il vero problema, però, io lo individuerei sul binomio qualità-passione. Cosa è meglio scegliere? Un corso di laurea pessimamente organizzato, ma che ti offre un corso di studi che ti piace davvero, oppure uno che sicuramente ti assicurerebbe una solida preparazione ma in un campo a cui sei meno interessato? E poi, quanto incide il fattore dello sbocco lavorativo nella scelta? Interrogativi senza risposta, suppongo.

Visto che mi sono dilungato fin troppo e devo ancora parlare nel dettaglio del mio pensiero riguardo le due scelte, rimando alla prossima puntata il confronto finale - nel quale approfondirò anche la disastrosa situazione della Facoltà di Lingue - e il paragrafo "Considerazioni finali" (e non "conclusioni finali" come avevo scritto, ché io voglio bene all'Accademia della Crusca e quella roba non si può proprio sentire).

venerdì 16 settembre 2011

L'affare "Università" (parte prima)

Premessa: A me piace studiare. Sarà che sono nato così; sarà che ho sempre avuto ottimi insegnanti che mi hanno trasmesso il piacere del sapere, della lettura; sarà che di natura sono un tipo curioso, non lo so. Però lo studio è l'unica cosa che mi dia soddisfazioni, che mi faccia sentire gratificato quando (raramente) il duro lavoro corrisponde a una bella valutazione. Sottolineare sul libro (sempre e solo con la matita), fare schemi, usare evidenziatori e colori, copiare appunti... è un'attività che adoro. Ed è anche l'unica in cui riesco bene.
L'ho sempre detto: se fosse un lavoro (ma pagato beeeene), io studierei nella vita. A poterlo fare, girerei tutte le Università. Il problema è proprio questo, che mi piace tutto, ma niente nello specifico. Mi piace tanto l'arte, ma anche le scienze, la fisica, le lingue, la letteratura... e non potrei immaginare la mia vita senza un po' di matematica. Studio tutto con pari interesse, approfondisco tutto senza preferenza alcuna. Non c'è da stupirsi se fra le cose che mi piacerebbe fare compaiono anche il webdesign e gli effetti speciali applicati alla cinematografia. Ma queste cose, qua, non esistono. Buongiorno 1800.
Fin da piccolo ho sempre voluto capire il meccanismo delle cose, facevo continuamente quelle odiosissime domande "Ma cosa è la corrente?", "Ma come funziona il semaforo?", "Ma cosa c'è oltre il cielo?". Così ho sempre coltivato una piccola passione per tutto, interessandomi di tutto e allo stesso tempo... di niente.
Ho già menzionato il mio molto approssimativo interesse per Astrofisica. Beh, io non ho mai letto niente sull'argomento, non ho mai studiato niente, più per pigrizia e mancanza di tempo che altro. Sento solo che questa disciplina mi attrae perché ho sempre desiderato capire le meraviglie del cosmo, andare "oltre", conoscerne i limiti. Ma forse è una questione puramente filosofica. Perciò rimango perplesso davanti all'idea di intraprendere un corso di studi per il quale non ho mai dimostrato un particolare attaccamento ma che, così, "a sentimento", mi ispira.
Comunque, almeno un punto fisso nella scelta l'ho sempre avuto in mente: niente che abbia a che fare con Medicina, Politica o Economia.

I primi scarti: Posto che io ho sempre pensato che avrei fatto Fisica dal primo momento che conobbi questa materia, in terza, fino a circa una decina di mesi fa, per valutare ogni opzione possibile mi sono seduto davanti al Manifesto degli studi 2011/2012 e secondo certi ragionamenti, ho fatto la seguente prima scrematura.
Facoltà di Economia, Farmacia, Giurisprudenza, Medicina e Chirurgia, Scienze Politiche: Assolutamente no, vedi sopra.
Facoltà di Architettura: Sebbene mi piaccia il disegno tecnico (a dispetto di disastrose capacità a mano libera) e mi piaccia lavorare con AutoCAD, non è proprio il mio lavoro.
Facoltà di Ingegneria: I. per l'ambiente e il territorio no, I. civile no, I. biomedica no (con grande dispiacere della mamma), I. elettrica ed elettronica NO, I. meccanica NO, I. chimica NO. Diciamo poco interesse generale per questi ambiti.
Facoltà di Lettere e Filosofia: Beni culturali no, sebbene mi piaccia l'arte mi è rimasto un minimo di senno per capire che non voglio farlo tutta la vita, né troverei comunque lavoro; Filosofia è a Cagliari per eccellenza la "laurea in scienze delle merendine", si fa male e non serve a niente, ma magari qualche volta potrei intrufolarmi e seguire qualche lezione; Lettere: mettiamola da parte.
Facoltà di Lingue e Letterature straniere: Mettiamo da parte Lingue e Comunicazione ed escludiamo Lingue e culture per la mediazione linguistica. Già la facoltà non gode di buona fama, se poi questo è anche il peggior corso fra i due, posso solo dire: ma neanche per sogno!
Facoltà di Scienze della formazione: Scienze della comunicazione la mettiamo da parte, tutto il resto via. Da piccolo (e anche un po' più grande) volevo fare l'insegnante, e tuttora non mi dispiacerebbe se la mia carriera dovesse prendere quella strada. Ma di questi tempi almeno per 30 anni non ci saranno nuove assunzioni da nessuna parte, e comunque farei una vita di cacca come quella di mio padre, quindi no.
Facoltà di Scienze MM.FF.NN.: Mettiamo da parte Fisica e Informatica, il resto è noia.
Questo è tutto quello che c'è.

La seconda scelta: Qua si è resa necessaria una valutazione un attimino più attenta basata sulle caratteristiche generali di ognuna. In linee generali, questo è quello che ne è venuto fuori:
Lettere. Accesso libero. Eventuale laurea specialistica/magistrale: Filologie e letterature classiche e moderne (Accesso libero), tutti e 5 gli anni a Cagliari. PRO: Interesse generale per la letteratura e le lingue moderne; ampie conoscenze in vari campi. CONTRO: Molte materie storiche; latino; sbocchi lavorativi praticamente nulli.
Valutazione generale complessiva: 2/5
Informatica. 125 posti. Eventuale laurea specialistica/magistrale: Informatica (30 posti), tutti e 5 gli anni a Cagliari. PRO: Interesse generale per l'informatica; ampia gamma di possibilità lavorative. CONTRO: Corso di laurea di medio livello; orientamento troppo matematico (al primo anno tra gli esami: Matematica Discreta, Calcolo differenziale e integrale, Algoritmi e strutture dati).
Valutazione generale complessiva: 3/5
Attenzione: ci si può iscrivere ad un solo test per la Facoltà di scienze, quindi verrebbe a scontrarsi con Fisica. Il problema è che se ci fosse stata Ingegneria Informatica ci avrei anche tentato, ma un corso di laurea così semplice e basico come questo non mi ha mai entusiasmato appieno.
Fisica. 75 posti. Eventuale laurea specialistica/magistrale: Astrofisica o Astrologia (Accesso libero), triennale a Cagliari e biennale a Bologna o Padova. PRO: CdL di alta qualità a livello nazionale; interesse per la materia; assoluta comodità (a 10 minuti da casa e con pullman a 50 metri). CONTRO: Lavoro; astronomia solo al terzo anno e poche materie interessanti al primo (farei volentieri a meno di Chimica e Geometria).
Valutazione generale complessiva: 4/5
Scienze della Comunicazione. 200 posti. Eventuale laurea specialistica/magistrale: ?? Traduzione specialistica (100 posti) (?), triennale a Cagliari e biennale a Milano (?). PRO: Materie interessanti; sbocchi lavorativi. CONTRO: Teledidattica; tassazione annuale massima (€ 2.126,91)
Valutazione  generale complessiva: 5/5
Ecco, questo sarebbe il corso perfetto. Peccato che sia in e-learning e che nessuno la considererebbe una vera laurea (ma neanche io). Peccato per la tassa massima che non mi posso permettere e per la specialistica che qui non è che fa schifo, è che proprio non esiste, costringendomi ad andare in ogni caso fuori (e se poi succede qualcosa e non posso spostarmi? Rimango con una triennale in mano e un pene nel sedere?)
Lingue e Comunicazione. Accesso libero. Eventuale laurea specialistica/magistrale: Interpretariato e traduzione editoriale, settoriale (Accesso libero), triennale a Cagliari e biennale a Treviso (sede staccata della Ca' Foscari di Venezia). PRO: Diversi sbocchi lavorativi; materie interessanti inerenti più campi (dall'informatica al cinema, dalle lingue al giornalismo, dalla letteratura alla teoria e tecnica del linguaggio pubblicitario). CONTRO: Facoltà di pessimo livello, sconsigliata da molti; posizione scomoda e lontana, servono due pullman per arrivarci e le coincidenze sono un incubo.
Valutazione generale complessiva: 5/5

I primi eliminati sono: Lettere, Informatica e Scienze della Comunicazione.
Nel prossimo episodio: "La questione del fuori-Sardegna", "Ne rimasero solo due" e "Conclusioni finali"

giovedì 15 settembre 2011

Miscellanea #1

- Sul mio comodino giace una sveglia con le batterie scariche da più di due mesi. Prima o poi si sostituiranno da sole... nel frattempo c'è il cellulare.
- Dalla prima elementare alla terza media ho frequentato il Convitto Nazionale, ciò significa che dal lunedì al venerdì il mio orario era 8.20-18.20 (= addio vita sociale) e il sabato 8.20-13.30. La mensa di quel posto rimane uno dei traumi più gravi della mia vita.
- Regalatemi un libro di Agatha Christie e io mi sciolgo.
- Quando sono sovrappensiero tendo a camminare mettendo i piedi esattamente dentro le mattonelle... abbastanza spaventoso, lo so.
- Ho paura di andare sott'acqua e morire di asfissia.
- Non ho mai visto Avatar, né lo vedrò mai.
- Amo il numero 8 e in generale i numeri pari.
- Odio il numero 9 e in generale i numeri dispari.
- Mangio in fretta: un pranzo normale per me dura in media 10-15 minuti.
- Quando scrivo cose personali uso uno stile atticista, concettoso, asciutto. Nei temi è il contrario: un bordello di periodi barocchi, contorti e lunghi (che odio, ma finché mi regalavano 9 e 10, ho continuato ad usarli).
- Gli unici liquidi che ingurgito sono: acqua, tè freddo (rigorosamente alla pesca), succo di frutta (pesca o albicocca), ACE. Camomilla e tè caldo solo nelle emergenze. Niente latte, niente caffè, niente roba frizzante, gassata o alcolica.
- Ogni giorno ringrazio Dio di non aver paura dell'aereo (anzi, mi piace pure): non me lo potrei decisamente permettere.
- Se è possibile preferisco sempre usare la penna blu piuttosto che quella nera.
- Non sopporto le "caccole bianche" che lasciano i prof quando cancellano la lavagna.

P.S.: Fate finta che ve ne importi qualcosa.

martedì 13 settembre 2011

Fenomenologia del test di ammissione #2

Eh? Cosa succede? Ah... la sveglia. Ore 6.00.
Con tutte le forze in corpo, evocando tutti i santi del Paradiso e maledicendo la mia mania della puntualità, mi faccio strada verso il bagno. È buio.
Mh, oggi c'è quello importante...
I pensieri non si fermano più, ma sono ancora troppo addormentato per capire quello che sto facendo e mi scivolano addosso sotto l'acqua della doccia.
Avanti, indietro, avanti, indietro. Camera, bagno, camera, bagno. Dimentico cose.
Lo so che mi sta venendo il panico, ma cerco di ignorarlo. Ma poi perché? È ad accesso libero! Però quel posto... i prossimi tre anni... e se non mi piace? E se è davvero come dicono, che faccio? Ed è lontano da casa...
Ma è inutile chiederselo: l'ansia è lì, e ci rimarrà per molto ancora; accendo un po' il pc, guardo Twitter... azioni di routine. Ultimo controllo nel sito della facoltà per vedere se c'è la divisione in aule. Manco a parlarne.
Come da manuale si presentano i primi crampi allo stomaco, per cui mi faccio coraggio e ingurgito in un solo sorso un bicchierozzo di acqua e limone. Via. Basta ansia.
Mezz'ora per decidere i vestiti, cinque minuti per controllare i documenti: Carta d'identità, ricevuta pagamento, penne... ok, ricontrolliamo. Carta d'identità? C'è. Ricevuta pagamento? C'è. Controlliamo che sia quella di Lingue e non Fisica... ok. Penne, due, dovrebbero scrivere. Cellulare: in tasca. Portafogli e chiavi: nel giubbotto.
Mi siedo un attimo a respirare, mi concentro per scacciare il mal di pancia che persiste, mi arrendo. 5 minuti di ritardo, non ci credo. 
Carta d'identità, penne, ricevuta, cellulare, chiavi, portafogli. Ok. Via.
Solita camminata fino a Via Italia, come se stessi ripercorrendo una qualsiasi mattina degli ultimi cinque anni. Saluto amico di liceo, rientra oggi: salutami la Piras e buona giornata. Incontro zii. "Sto andando a fare il test" "In bocca al lupo" "Crepi"
Dialoghi di ordinaria quotidianità vissuti nella follia di un'ingiustificata agitazione.
Amica > padre > macchina > traffico > discussioni superficiali ("Ma dove ti iscrivi? Ma perché non vai in Fisica?") > arrivo.
Esito un attimo prima di varcare la sbarra... "Ma mi ci vedi qui tutti i giorni per i prossimi tre anni?". Sono le 8.30 e c'è molta gente, controllo la mia aula: dalla A alla C, per Lingue e Comunicazione, Aula Magna, primo piano. Per lingue e comunicazione... per lingue e comunicazione... siamo separati, non sarò con nessuno che conosco. Beh, poco male, era la stessa cosa venerdì... il problema è trovare l'aula.
"Non è che mi accompagnate a cercare l'aula e poi andate nella vostra? Tanto siete qui davanti ed è presto" "No no... noi andiamo, ciao" "Grazie eh".
A tu per tu con la Facoltà. Un palazzo pre-bellico precedentemente "clinica Aresu" adattato a università; una gigante testa di Mario Aresu all'ingresso: inquietante. Operai, ristrutturazione... un'aria triste. Ma non è un po' da loser scrivere addirittura "first floor" in inglese? Ho capito che è la facoltà di Lingue ma...
Raggiunto il primo piano, inizio la perlustrazione. Aula 1, 2, 3... sento delle voci... stanno chiamando i ragazzi. Di già? Madò, l'ansia, aula magna, dove fuck sei? Giro, giro, giro... boh, un cavolo di cartello uno no eh? Dopo aver fatto tre volte il giro in tondo trovo un'ala misteriosa nascosta, davanti a me: Aula Magna. Una decina di studenti dalla faccia che neanche in una sala mortuaria, niente si muove, non hanno iniziato.
Quella è uguale a Serena Van Der Woodsen*.
"In fila ordinati, con carta di identità in mano e ricevuta del pagamento"
Ma la devo salutare questa professoressa? Nessuno saluta qui...
"Buongiorno" "Buongiorno, prego, da questa parte"
Firmo, mi avvio al posto, metto in ordine le cose. Dopo una decina di minuti i ragazzi stanno ancora entrando, mi giro per vedere se c'è qualche faccia conosciuta e... qualcosa non torna. Vedo fogli... fogli... fogli... @_@ Perché non ho un foglio? Lamorte.
A quanto pare c'era lo "step 2" dopo la firma per prendere il foglio delle risposte.
Mancava la figura di cacca, vero? Era andata troppo bene l'altro giorno...
Vado adesso... no. Vado ora... no. NOW OR NEVER!
"Mi scusi, opfoo dimehysgnticgato il fjhgodglaio" mi esce. "Male! Molto male!" Ti sta prendendo in giro, non fare la figura del soggetto demente. Sorridi. Mh, bocca paralizzata.
"Ecco" "Grazie!" e ride. Simpatica.
Una ragazza si avvicina al mio banco... si siede accanto a me. Giro la testa per salutare ma non mi caga di striscio e con abile agilità mi volto a guardare le "bellissime" finestre. Simpatici qui, eh? Un altro ragazzo firma e va a posto. Io muto. Che stronzo. Ma è dall'altra parte del Mondo e c'è un silenzio tombale, dovrei urlare? Lol non esiste. Ecco, se n'è accorto. Meno male, non sono solo.
"Faremo l'appello adesso, per vedere se ci siete". Vergogna... ma cosa si dice? Presente come al liceo? Si alza la mano? Boh, è tutto nuovo, mi ci vorranno ere per abituarmi. Stomale. "Prsdntte" è la risposta al mio nome.
Tra studenti senza carta d'identità, e studenti che sbagliano e si iscrivono in Mediazione anziché Comunicazione (stavo per piangere per lui, povero), si parte in ritardissimo.
"Scusate, non è facile gestire tutti questi studenti e farli iniziare allo stesso momento..."
Ciccia, venerdì c'erano 3000 studenti e una ventina di corsi di laurea, ed è stato tutto veloce, regolare e puntuale. Voi avete due corsi cagati e 800 studenti. Ma dove sono finito? Aiudo.
Completo il test nei primi 20 minuti, ne ho ancora 70 davanti, 25 volendo uscire prima.
Ma ventitré vuole l'accento o è ventitre? Fuck this shit, non ho mai studiato questa roba. Secondo me 'ventitre' atono è sbagliato. No, 'doposcì' tonico suona peggio, ma secondo me è l'altro... ma due risposte A di seguito.. boh. Mettiamo doposcì come sbagliato.
Tempi verbali sconosciuti e dubbi su date mai studiate, ansia ansia ansia. La parte Storia&Geografia mi da non pochi problemi, indeciso sempre fra due risposte, inizio a metterle ad minchiam; avevo già messo in conto di avere il debito in quest'area. Non ho studiato niente. Me lo merito. Ma sono contento così. Ma la Patagonia? A me ispira l'America meridionale... La parte d'inglese verifica il livello A1 esagerando, vabbè.
Guardo il soffitto, scruto l'aula, osservo i banchi. Un'aula che fa decisamente paura. Vecchia, sembra di stare in un tribunale nazista. Lavagnette contornate di marmo verde. Creepy.
Consegno dopo 50 minuti perché 90 sono decisamente troppi.
E poi. La correzione collettiva. L'ansia che si palesa in ogni sua forma e colore vedendo i cazzo di errori che ho commesso. Scambiata la longitudine con la latitudine. Voto alle donne nel '48 e non nel '46, risposte giuste poi cambiate all'ultimo...
Ho ufficialmente finito coi test. E ufficialmente ora devo aspettare i risultati di entrambi. Ufficiosamente (forse) so già tutto.
Che giornata strana, sempre all'insegna dell'ansia.
* Giuro che ero convinto fosse Serena Van der Butzen.

sabato 10 settembre 2011

Il silenzio

Io non la capisco la gente che ha paura del silenzio.
Quelle persone che ad ogni costo devono parlare per non dover sopportare la "pesantezza" della quiete. Invece, nei momenti opportuni, il silenzio è una benedizione. Non c'è niente di meglio che ascoltare quella voce che sta dentro di noi piuttosto che fuori, uscire per qualche momento da questo mondo confusionario e frenetico e perdersi fissando il vuoto... riflettere, magari anche su quello che si è appena detto.
Il silenzio - quando si è in compagnia - non deve essere per forza motivo di imbarazzo, è l'effetto del pensare collettivo, ed è meraviglioso immaginarsi una grande nuvola di pensieri che si aggroviglia sopra i cervelli.
Non che il silenzio sia del tutto silente, eh.
Vi capita mai di trovarvi in una stanza completamente vuota e, riflettendo sulla totale assenza di rumore, di trovarla invece assordante? A me spesso, soprattutto la notte per via della città che si spegne, delle macchine che non passano, dei cani che non abbaiano. E' un'occasione per far esplodere tutte quelle voci che ci ossessionano, tutte quelle grida, senza dover necessariamente usare le corde vocali.
Mi piace il silenzio perché mi piace pensare. Forse chi parla molto senza prendere fiato ha molto da dire e poco da riflettere. Per pensare - seriamente, dico - ci vuole un attimo di estraniamento, non lo si può fare mentre si parla... per cui io non dico di uscire tutti insieme e rimanere muti per quattro ore, ma una pausa ogni tanto ci sta. La voce di chi interrompe forzatamente quei momenti per me fondamentali mi suona come le unghie sulla lavagna: sgradevole e contronatura.
Io vivo nel silenzio, è sempre stato la "non colonna sonora" della mia vita; è qualcosa che se non impari a comprendere ti schiaccia, ti opprime, ti cade addosso come un'incudine degna dei migliori episodi di Wile Coyote e Beep Beep.
Il silenzio può fare anche male. I pranzi e le cene di ogni giorno, di ogni settimana, di ogni mese, vissuti nell'oblio più assurdo, rotto solo dal rumore delle forchette e dei coltelli, ti distruggono dentro e ti fanno sentire come l'aria compressa in una siringa. Voglia di scivolare via, di scappare. E poi mia madre che tenta di intavolare una banale discussione sul tempo rievoca di nuovo quel rumore graffiante e fa riemergere d'un colpo sensazioni sgradevoli; ma il silenzio che ritorna dopo qualche parola farfugliata fa ancora più male di prima.

Canzone del giorno: The sounds of silence - Simon & Garfunkel

venerdì 9 settembre 2011

Fenomenologia del test di ammissione

Sveglia alle 7, sembra di aver dormito poco più di due ore.
La colazione si salta, non l'ho mai fatta e non inizierò ora col rischio di farmi venire un bel mal di pancia mentre compilo le risposte. Mi lavo, mi rado, mi vesto, e come al solito sono pronto una quarantina di minuti in anticipo. Mi siedo sulla poltrona, la gamba inizia a ballare. Speriamo di non passare.
Mi scorrono davanti immagini confuse, sbiadite, due universi paralleli si intersecano nella mia mente e generano visioni assurde. C'è la versione "fisico" di me fra tre anni, che parte verso meta sconosciuta per specializzarsi in astrofisica; c'è la versione "linguista" di me, che tenta l'impresa impossibile di entrare in una specialistica i cui posti disponibili si contano sulle dita di due mani. Quale scegliere? Quale voglio? Perché non riesco a decidere?
Tutto sarebbe più facile se non raggiungessi posizione utile in graduatoria... ma allora perché lo sto facendo? Ho pagato i 21€, lo devo fare. No, non è per quello. Ma perché mi sono iscritto al test? Beh, non farlo sarebbe stato stupido...
Più il tempo passa e più le due colonne "perché dovrei" e "perché non dovrei" si riempono, con pari numero di elementi. Se trovo un motivo per il quale dovrei scegliere una a scapito dell'altra ecco che ne arriva uno a controbilanciare... non ne esco vivo.
Il pullman per andare alla Cittadella Universitaria passa davanti a casa mia, sono 5 minuti di viaggio, per andare in Lingue è un casino; in Fisica c'è anche chimica e matematica... non mi interessano molto, in Lingue invece c'è un po' di storia... andando in Fisica prenderei una bella borsa di studio, andando in Lingue riuscirei a partire con l'Erasmus...
E' ora di uscire, grandi respiri per combattere la nausea e via.
Tutto bloccato in strada ovviamente: ecco lo sapevo, arrivo in ritardo e non posso dare il test; ma alla fine si libera tutto e riesco ad arrivare all'ora richiesta. E' un labirinto qui... scorro con gli occhi, vedo il dipartimento di Chimica organica e mi vengono i brividi. "Dipartimento", che parola brutta. Ecco l'aula B. Un paio di ragazzi appollaiati qua e là, non ne conosco nessuno, ma sembrano tutti molto più calmi e sicuri di me... ho sbagliato qualcosa? Non è normale essere agitati?
Il foglio diceva che non si possono portare cellulari... qui lo sto usando solo io... dovevo lasciarlo a casa? E ora che faccio?
Quando mi prende il panico mi prende male. 
Mezz'ora di attesa passata a girare in tondo, avanti e indietro, destra e sinistra, poi si entra e la prima cosa che noto è la lavagna super-estesa che nei giorni più impegnativi si riempie di calcoli, poi i gradini, e la cattedra enorme in cui stanno seduti tanti professori dalla faccia seria.
Carta identità. Cellulare sul tavolo. Foglio delle risposte. Firma. Mi avvio.
Tra inciampi e sguardi strani raggiungo timidamente l'ultima fila in alto.
"Posso?" "Sì sì, tanto mi sto spostando perché c'è caldo" e mi sorride. Omg un tipo è appena stato simpatico con me. Forse avrò una vita sociale.
Istruzioni confuse, risposta sbagliata 0 punti, forse, così era l'anno scorso, ma anche chissenefrega dico io. Il libretto delle domande potete portarlo via, no consegnatelo, no tenetelo. La seconda parte è fisica... ah no, sono dieci domande di matematica e problemi. COSA? Sarà più facile di quello che pensavo?? E ieri mi sono pure sforzato di fare 15 domande di fisica per prepararmi? Vabbè che ho fatto 2/15 ma...
"Avete tutti una penna? ... Bene! Avete superato la prima parte del test" Risatone esagerate mi fanno capire che non sono l'unico agitato.
Un tipo scavalca alla mia sinistra e saluta "Buongiorno". Panico. Perché mi dice buongiorno? Abbiamo la stessa età... bisbiglio un "buongiorno" con un tono troppo serio. "Fai copiare?" Ma è serio o scherza? Non capisco... Sorrido e guardo altrove. Gli sarò parso uno stronzo? Non volevo... Sbircio i dati anagrafici: "Diplomato con 80/100" forse non scherzava... mh, sono un razzista scolastico. Beh quello che sta alla mia destra starà sui 65/100...
"Potete aprire". Sapete cosa fanno 101 buste di cellophane che vengono scartate nello stesso momento? Tanto casino.
Ok questo elemento da spiaggia alla mia destra sta cercando di copiarci l'anima dal mio foglio, alternando non piacevoli esclamazioni sull'apparente estrema difficoltà delle domande. Ma con me non attacca mi reggo la testa con il braccio e copro tutti gli scarabocchi e le risposte.
I 100 minuti passano in un batter d'occhi, sarà che mi è sembrato più facile di quanto mi aspettassi, sarà che l'ho fatto con una leggerezza estrema, sarà che ho pensato tutto il tempo tanto vado in Lingue. Mi chiedo se avverrà l'esatto contrario quando farò l'altro test...
La parte più bella è discutere la parte generale con la compagna che ha fatto Geologia e scoprire che ho fatto degli errori (niente niente che riesco a non farcela!), e la consapevolezza che questo primo capitolo introduttivo si è concluso... 
Let's call it a day.

P.S.: Poi vabbè, l'ansia che i dati anagrafici siano giusti, barrare l'identificativo giusto (una C grande come una casa ma è una c vero? e ho messo la crocetta sulla c vero? è una c questa? sì?) e le associazioni numero domanda-lettera... è routine.

giovedì 8 settembre 2011

Varie ed eventuali (per iniziare)

"Varie ed eventuali", mi sembra un buon inizio; in genere è l'ultima voce all'ordine del giorno, ma mi piace perché ci puoi mettere tutte le cose che vuoi, senza alcun nesso logico. Amo i pensieri sparsi, amo le cose totally random, quindi di sicuro non mancheranno post basati sul nulla con mille insignificanti pensieri slegati fra loro. Tipo miscellanea. O quei simpatici "forse non tutti sanno che..." della Settimana Enigmistica.

Comunque, quello che volevo dire con questo primo intervento è: giuro solennemente che mi impegnerò a tenere aggiornato questo blog, che lo curerò e non lo abbandonerò non prima di almeno due anni. E' d'obbligo, al terzo blog. 
Non sono portato per le cose che richiedono costanza, specialmente i diari... semplicemente perdo la motivazione (o la voglia) di continuare a scrivere. Ma ci riprovo, perché ne ho bisogno, e cercherò di impegnarmi seriamente per costruire qualcosa di carino.
Ricordo ancora quel diario che dovevo scrivere come compito per le vacanze natalizie in seconda media: in sintesi finii per scriverlo tutto il giorno prima del rientro, con ogni pagina riempita da "Oggi non ho fatto niente", "Oggi ho fatto i compiti di geografia" e via dicendo.

! Ho appena realizzato che questo è un blog di un universitario, che tra l'altro sta per iscriversi (probabilmente) in Lingue e Comunicazione. Tutto ciò comporta delle responsabilità. AIUTO. Devo scrivere solo di cose serie e importanti? Perché non ne sono capace, non sono abbastanza maturo, quindi non aspettatevi granché.
Non fatemi venire l'ansia.