Così avevo commentato l'approdo di Grey's Anatomy sugli schermi italiani nel lontano 2005. Timido, appena 9 episodi, forse in seconda serata, non ricordo.
Eppure eccomi qua, 7 anni dopo, il liceo e un anno di università alle spalle, a piangere davanti all'ottavo finale - manco a dirlo, tragico e sublime - di Grey's.
Cosa è successo? Torniamo indietro.
Terza media, 14 anni appena compiuti. Era il tempo di Dawson's Creek e di The OC, delle repliche estive di Beverly Hills e Buffy, delle puntate registrate in VHS da riguardare al ritorno da scuola. Le prime cotte, le prime esperienze da teenager.
Snobbai completamente la prima stagione alla prima messa in onda, cercando di capire da chi lo seguiva - invano - cosa avesse di così affascinante. Non ci arrivavo. È il solito telefilm cattura-audience, con la stessa trama di tutti gli altri, con le stesse vicende di sempre, pensavo. Oh quanto mi sbagliavo. Così tanto da non immaginare che avrebbe potuto cambiare la mia vita.
Credo di aver iniziato alla prima replica, quando Italia 1 aveva istituito la "Serata Doc" con la mitica triade House - Grey's Anatomy - Nip/Tuck. Il venerdì ero sempre in prima linea per House, a cui mi ero affezionato già spulciando qualche episodio della prima stagione quando capitava in replica. E poi per seguire Nip/Tuck dovevo aspettare notte inoltrata, e nel frattempo non potevo che arrendermi al mondo e seguire anche Grey's Anatomy.
Ho ricordi abbastanza confusi di quei tempi, non ricordo bene la dinamica delle cose, so solo che una volta iniziato non potevo più smettere.
Non credo che Grey's Anatomy sia un telefilm tra i tanti, io credo che abbia qualcosa di diverso, che lo ha sempre distinto dal resto della fuffa; una vera capacità di raccontare delle storie che si intrecciano, si scontrano, si evolvono. Merito della creatrice? Merito degli attori? Non saprei dirlo, sicuramente ogni persona che lavora a questo progetto ha un suo merito, dalla musica al montaggio, dal trucco prostetico ai dialoghi. Così, di soppiatto, ho iniziato un'avventura destinata a durare ormai quasi la metà della mia intera vita. Grey's Anatomy, House, Desperate Housewives. Tre serie sorelle per me; non ho mai potuto pensare una senza l'altra, tre pietre miliari della televisione, a mio parere. Poi, se questo è un giudizio distorto dall'affetto e dall'attaccamento quasi morboso che ho sviluppato in questi anni non lo so, ma che siano tre prodotti di qualità non c'è dubbio.
Quante emozioni ho provato. Ansia, rabbia, gioia, dolore, in tutte le sfumature possibili, miscelate brillantemente in 171 episodi ricchi di sorprese. Sì, perché dopo 8 stagioni ha ancora la capacità di farmi spalancare occhi e bocca e non riuscire neanche ad emettere quel mastodontico What the fuck? che sto pensando.
Magari non è così per tutti, per me lo è.
È come avere una seconda vita. Per 40 minuti puoi entrare in un mondo dove tutto è possibile e soffrire, ridere, piangere con i protagonisti di una storia. Alcuni hanno i manga, altri hanno la musica, io ho i telefilm. E mi va bene così.
Non credo di avere le abilità necessarie per esprimere quanto questo telefilm sia importante per me, posso però dire quanto mi senta male al pensiero che un giorno finirà e che dovrò andare avanti. Sono cresciuto con Grey's Anatomy, ho imparato con Grey's Anatomy, ho imparato a guardare le cose e non solo vederle; mi sono identificato con qualche personaggio, ne ho odiati altri. Rivederlo a 19 anni avrebbe tutto un altro significato, allora aveva il significato che un quindicenne potrebbe attribuire a un telefilm. Col tempo sono cambiati i personaggi, alcuni sono andati alcuni sono arrivati, sono cambiate le atmosfere, i dialoghi, e io con loro.
Così ho iniziato a seguirlo su Italia 1 (non era ancora esplosa l'era del torrent e dei sottotitoli), fino a quando un genio della programmazione decise di separare gli episodi "It's the end of the world" e "(As we know it)" a una settimana di distanza l'una dall'altra. Furioso dalla rabbia e deteriorato dall'ansia, scoprii il magico mondo delle puntate registrate da FoxLife, facilmente accessibili attraverso il mulo. Ma non era abbastanza, perché quando Meredith cadde nell'acqua nella terza stagione e ne uscì blu come il mio copriletto, non potevo aspettare certo i comodi dei doppiatori per capire se la mia eroina sarebbe sopravvissuta. Ecco dunque la soluzione finale: le puntate in lingua originale con i sottotitoli (prima in italiano, adesso in inglese).
Non è un caso che poi abbia sviluppato un interesse così profondo per le lingue e sia finito - guarda caso - in Lingue e Comunicazione.
E le canzoni, meravigliose. Il mio iPod ne è pieno. E so che sono canzoni fatte da cantanti e gruppi, ma per me rimangono le canzoni di Grey's Anatomy. Per cui ogni volta che ascolto "Breathe (2AM)" ripenso ancora a Meredith che tiene in mano una bomba dentro un paziente, ogni volta che ascolto "Keep Breathing" ripenso a quante volte ho visto il finale della terza stagione - e che mi cada un vaso in testa se non lo so tutto a memoria. La magia continua anche fuori da quei 40 minuti.
Potrei dire di quante volte i riferimenti a personaggi o episodi della serie mi abbiano aiutato a Taboo, di tutte le sere passare a commentare le puntate, spulciare i promo e fare pronostici, di tutte le estati passate con l'ansia aspettando la season premiere, ma preferisco solo ricordare quell'euforia meravigliosa di quando escono i sottotitoli, e nell'aprire il video e pensare 40 minuti tutti nuovi con Grey's Anatomy.
Lo so che Grey's Anatomy non è alla sua ultima stagione e che quindi poco ha a che fare con ciò che scriverò di House e Desperate Housewives, ma è meglio iniziare a prepararmi già da ora perché sarà l'addio più doloroso e quando verrà vorrò essere preparato. Non voglio vedere una stagione 15 con personaggi del tutto nuovi con storie sempre più ridicole. Voglio vederlo andare via mentre è ancora capace di stupirmi, divertirmi, emozionarmi. Quindi ho scelto Grey's Anatomy per partire dal meno doloroso al momento dei tre e iniziare ad affacciarmi alla prospettiva di una nuova fase senza le "tre sorelle" che ci sono state, nel bene e nel male, in questi sette anni.
Probabilmente se avessi avuto una vera vita sociale non mi sarei affezionato così tanto a un telefilm, sarei uno di quelli che dicono "fa schifo questo, incredibile quello, non la guardo più", ma non sono così. Non riesco a dire che una puntata non mi è piaciuta, che odio una storyline, perché mi piace qualunque svolta prenda.
Semplicemente c'era. Quando non c'era nessuno con cui condividere dei momenti.
E quando è venerdì, non importa quanto brutta la giornata possa essere stata, perché tanto c'è una nuova puntata di Grey's e il resto non ha più importanza.
Today, you are doctors.
The seven years you spend here as a surgical resident,
will be the best and worst of your life.
You will be pushed to the breaking point.
Eight of you will switch to an easier specialty.
Five of you will crack under the pressure.
Two of you will be asked to leave.
This is your starting line. This is your arena.
How well you play, it's up to you.

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