Mi piace questo periodo dell'anno. Si esce in maniche corte, il vento direttamente sulla pelle. Le strade del centro che danno sul porto si riempiono di frotte di turisti - principalmente tedeschi, inglesi e cinesi - in ondate determinate dall'arrivo delle navi da crociera. Tentare di arrivare alla fermata del pullman affrontando masse uniformi di stranieri armati di macchine fotografiche, zainetti e mappe rovesciate ha un suo fascino. E poi a chi non piacerebbe avere inglesi attorno tutti i giorni? They're so cute. Si rompe un po' la routine delle stesse facce del posto, della gente vestita allo stesso modo, che parla allo stesso modo; quella routine che porta a stancarsi facilmente di un posto. Aria fresca di novità, una insolitamente elevata percentuale di biondi e bionde si aggira per la città, tassativamente in infradito e pantaloncini corti. In genere è anche il periodo in cui finisco per fare da guida turistica alle ragazzine e alle coppiette di anziani inglesi che si perdono. Devo avere la faccia di uno che ne sa di urbanistica e toponomastica.
Mentre aspetto che arrivi il pullman mi piace nascondermi dal sole che filtra attraverso le palme, guardare le navi e le barche, studiare il ritmo del viavai confuso. In momenti come questi mi viene da pensare che sono troppo severo nei confronti della mia città. Non la apprezzo abbastanza per quello che è. La verità è che offre panorami stupendi e una bella atmosfera estiva, leggera, pulita, e io non ne usufruisco. Ma è un posto che mi piacerebbe visitare più che abitare. Non c'è quello che cerco io in una casa accogliente. Non amo l'estate.
Lo odio anche questo periodo. Lo stress si accumula, il lavoro raddoppia, gli esami sopraggiungono, i nervi crollano, la stanchezza ha la meglio sulla mente. Non è proprio l'ideale quando sei alle porte della depressione, ma rimarrò in piedi, come ho fatto l'anno scorso, come ho sempre fatto. È una questione di equilibrio. Spero di ritrovare la stabilità che mi serve almeno nei mesi a venire, che saranno decisamente più leggeri di questo Maggio di fuoco, tra esami, eventi e compleanni.
Intanto nel giro di due settimane ho spedito una lettera, pagato le tasse e fatto una raccomandata e mi sento tanto tanto tanto adulto responsabile. Cioè, una raccomandata!!ONE11!! Ho anche fatto la fila alle poste per quasi due ore (grazie random lady che mi regali il numeretto più conveniente). So' soddisfazioni. Ora incrociamo le dita per la borsa di studio, e che sia la volta buona che una media del millemila valga qualcosa.
Piuttosto, parlando di cose serie, giace sul cornicione della mia finestra il cadavere di un'ape mostro/vespa schifosa che ho ucciso, e attendo con ansia che si rimuova da sé, o che evapori. Quanto tempo dovrò aspettare secondo voi? E a proposito di ansia, da Gennaio non sono ancora riuscito a finire un libro di 84 pagine. 84. Vi rendete conto? L'unica cosa che riesco a fare è stare dietro ai telefilm (e ne ho iniziati 2 o 3 nuovi, OMG) ma di questo parlerò in un altro post che al momento si trova nelle bozze col titolo "L'importanza di chiamarsi Meredith Grey" che magari non significa niente, ma ho sempre sognato scriverlo. Ho inoltre dato un ritocchino al template del blog, che continua a farmi schifo, ma almeno ora è più vicino al mio ideale di compattezza. Ho voglia di cambiare, ho bisogno di cambiare. Non ho ben capito in che punto questo intervento che doveva essere sulla città e sull'estate è diventato un flusso di coscienza nevrotico, ma alla fine ho ben altri problemi a cui pensare.
Ah, sì, sono vivo. Mi spiace.
(Quanto è inutile questo post su una scala da "Lucilla Agosti" a "Renzo Bossi"?
Almeno ho messo le uniche foto decenti che il mio cellulare sia mai riuscito a concepire.)



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