mercoledì 26 settembre 2012

De urbe, de civibus et de autobus



Essere pendolari è un modo di vedere le cose, di percepire le dinamiche della realtà, di entrare nel panta rhei. Così come il mio esistere e usare i mezzi di trasporto cambia i ritmi della città, i ritmi della città e i mezzi di trasporto cambiano me, mi danno una prospettiva in più, una finestra sul mondo che non si apre da nessun'altra parte.
Una delle mie ossessioni è quella che mi dà fastidio, quando sono in pubblico, che gli altri sentano quello che sto ascoltando con le cuffie/dicendo al telefono, dunque quando sono in pullman non ascolto mai la musica e non rispondo alle chiamate (chi mi conosce lo sa). Per cui cosa si fa in pullman senza musica e con un viaggio medio di 30-40 minuti davanti? Si osserva. O per lo meno, io osservo. Guardo la gente, dentro e fuori del mezzo, ascolto voci, scruto gesti e movimenti, carpisco storie, catalogo comportamenti. Viaggiare per sette anni coi pullman è come quei video nei documentari che mostrano a velocità raddoppiata l'arco di una giornata in una riserva naturale. Vedi la città che si trasforma, che cambia sotto i tuoi occhi, un mattone alla volta. Dove c'era un campo ora c'è un palazzo. Dove c'era un senso unico c'è un senso vietato, dove c'erano le sbarre del passaggio a livello ora c'è un semaforo. Dove c'erano i cartelli con le fermate ora ci sono le paline elettroniche. Alcune cose invece rimangono le stesse. La scuola che si riempie di studenti, il cartello pasticciato, il prato abbandonato, la salita pericolosa, il market di frutti esotici. Piccoli punti fissi che rendono riconoscibile il nostro palcoscenico.

Ma anche il pullman è un piccolo ecosistema che muta in continuazione: persone che salgono e che scendono a ogni fermata; quando arrivi a destinazione è tutto diverso da com'era quando sei partito. In un solo giro il pullman racconta frammenti di vita di centinaia di persone. Cambia l'autista, il pavimento si sporca e quel posto che hai occupato per una mezzora sarà preso da altre persone, e nessuna di loro saprà che ci sei stato, lì, poco prima, e che hai respirato la stessa aria che ora respirano loro.
Quando salgo su un pullman provo spesso a immedesimarmi in un passeggero random e a capire chi è e come mi potrebbe vedere dal suo punto di vista: è salito parecchio tempo fa, si capisce da come è seduto, appoggiato al finestrino, con le cuffie e gli occhi fissi in un punto distante, indefinito; per lui sono solo rumore di sottofondo, una persona di minima importanza che è salita sul suo pullman e che con ogni probabilità non vedrà mai più. Sono una comparsa nel film della sua vita. Lui scenderà due fermate dopo, mentre io prenderò il suo posto e vedrò altra gente salire, gente insignificante per me quanto io lo sono stato per il mio predecessore. E allo stesso modo io scenderò, dopo aver condiviso il pullman per soli 5 minuti con qualcuno salito poco prima, e questa persona non saprà mai che c'ero da mezzora e che prima di me c'era un altro ragazzo che...
In sette anni ho individuato talmente tante tipologie di persone che non mi basterebbe un mese per raccontarle, ma un giorno - chissà - tutto questo materiale potrebbe dar vita a una raccolta corposa di riflessioni sulla magia di questo mezzo. In fin dei conti, quando sali su un pullman, è come se entrassi in un mondo a parte, una navetta interspaziale che raccoglie abitanti di pianeti diversi, "costretti" a condividere uno spazio comune per poco o molto tempo. Le strade di alcuni si incrociano, altre prendono direzioni opposte. Qualche giorno fa mi dirigevo in facoltà, e accanto a me, in piedi, stava un operaio sulla sessantina, piccoletto, abbronzato in faccia, il volto scavato, la camicia sporca di intonaco, le dita rovinate dal lavoro, un sorriso spento da molto tempo. E stavamo lì, a neanche un metro l'uno dall'altro, consapevoli di quanto diverse fossero le nostre vite; io, diretto verso un futuro ignoto ma di sicuro istruito, e lui, incastrato in un presente che non ha tempo per la felicità ma solo duro lavoro.

Qual è la storia di ognuno dei passeggeri? Ve lo siete mai chiesti?
Il ragazzo turbolento che urla e bestemmia a gran voce: cosa lo ha portato, nella sua vita, a essere così? La signora che si trucca pesantemente per nascondere i segni del tempo, perché ha così paura dell'età che avanza? La signora anziana con le buste della spesa non ha una figlia che si prenda cura di lei? Il signore con lo smoking dove sarà diretto, e quale importante incontro lo attende?
Io passo il tempo così, e mi diverto a immaginare le storie di tutti, senza quel solito cinismo che rovina la vita più essenziale, quella di tutti i giorni. Per esempio, quando qualcuno non vi dà la precedenza, anziché imprecare dando per scontato che voglia solo fare prima, perché non provate a immaginare che quel qualcuno stesse portando la figlia all'ospedale, o che stesse per perdere un aereo - voi non correreste? Magari non è vero, nessuno può dirlo, però non abbandonarsi alla banalità della sfiducia nell'umanità potrebbe rendere meno amare le nostre giornate.
E poi, quando vedete una signora vestita "male" nel tram, anziché prenderla in giro, perché non pensate che quella signora potrebbe avere dei figli, che le vogliono bene e che la vedono per quello che è e non per come si veste? Che potrebbe essere una persona ben migliore di voi? Pensate a come vi sentireste voi se vostra madre venisse presa in giro nei mezzi pubblici. Pensate al perché del suo vestirsi: magari non ha soldi, forse siete voi ad avere brutti gusti o semplicemente si piace così com'è, e bisognerebbe anche ringraziare che ancora esiste qualcuno così.
Questo è quello che penso, ma con ogni probabilità sono pazzo quindi non faccio testo.

Sono solamente all'inizio. C'è ancora tanto da aggiungere sui personaggi ricorrenti, sulle voci e le storie che si sentono. Le conversazioni degli studenti e quelle degli anziani, i litigi e i gesti di altruismo. La falsità e la sfacciataggine. Gli odori e i suoni. Le giornate in cui il pullman rende tutto più difficile e quelle invece in cui ti consola. Le sue leggi di Murphy. Esperienze vissute o raccontate. Incontri casuali e compagni di viaggio. La pioggia.

Tutto questo e molto altro nelle prossime puntate.

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