Non faccio mai recensioni, di alcun tipo, non le so fare e non mi piacciono. So benissimo che la mia opinione non interessa a nessuno e che non è in grado di fare la differenza nel mondo. Appurato tutto ciò, appena terminato di leggere l'ultima pagina di questo (qualitativamente) immenso libro, ho sentito subito il bisogno di mettere nero su bianco le mie impressioni, per non farle sfuggire e lasciare che si sbiadissero col tempo.
Non so neanche da dove cominciare, tante sono le cose che potrei dire e i modi per elogiare la Rowling. Potrei iniziare dicendo che questo libro è tutto fuorché quello che mi aspettavo - grazie al cielo. Dicono che parli di politica e povertà, ma c'è molto di più. Una delle cose più affascinanti è l'assurda facilità con cui si divorano queste 500-e-passa pagine, scritte con una fluidità che si ritrova solo nei libri di Harry Potter, per l'appunto. Non mi era mai capitato - almeno negli ultimi anni - di leggere più di 170 pagine in un giorno solo e comunque finire un libro così in una decina di giorni. Non solo: ne leggerei altre 500 pagine; potrei vivere di una nuova saga sulla contesa fra Yarvil e Pagford, sulle vicende dei Fields e dei ragazzi della Winterdown. Tutto merito degli ambienti e dei personaggi che vengono costruendosi man mano che la narrazione procede, ma in un modo che ne sei catturato e non puoi fare a meno di sapere dove andrà a finire questo o quel personaggio. La Rowling ha il potere di leggere il mondo contemporaneo in ogni sua sfumatura e saperlo riportare fedelmente senza filtri (non è stato neanche tanto facile leggere certe cose scritte dalla stessa penna che raccontava di unicorni e burrobirra): la perfidia tanto dei giovani quanto degli adulti, i segreti e le paure, il desiderio di farsi amare o il desiderio di morire. Sembra quasi di essere proiettati nella versione moderna di uno dei romanzi di Agatha Christie, Morte nel villaggio per esempio, dove il ruolo della canonica - e più precisamente del vicario - viene sostituito da quello del Consiglio municipale e dei suoi membri. I falsi sorrisi tirati, i leccapiedi, le trame segrete e gli odi nascosti, vendette e sabotaggi (no, non è un ripasso degli episodi di Revenge); il potere del pettegolezzo, strumento, in una cittadina sperduta come Pagford, che ridefinisce i ruoli sociali dei suoi abitanti e ne plasma i rapporti.
Nel libro si spazia tra le situazioni più disparate: abuso di minori, stupro, droga, disturbi ossessivo-compulsivi, automutilazione, tradimento... ce n'è davvero di ogni, senza neanche cadere in artificiosità surreali, ma solo cruda realtà. Non mi era mai successo di leggere una scena che mi mettesse realmente a disagio: ci sono state parti che ho letto a fatica perché ero troppo coinvolto emotivamente. Altre invece mi hanno fatto ridere a voce alta, o assumere espressioni che sarebbe indegno riproporre. Ho tifato per il mio personaggio preferito fino all'ultima pagina. Ma la cosa più strabiliante è come ogni personaggio sia inquadrato da più angolature e non sia semplicemente una figura bidimensionale catalogata come "buono" o "cattivo". Non esistono buoni o cattivi in questo libro, esistono persone reali, con più volti e le cui scelte sono determinate dalla storia che sta dietro ognuno di essi. Non si condanna nessuno. Così, a un certo punto, potresti trovarti a provare compassione per uno che hai odiato dalla prima pagina.
Quello che poi rende questo un libro straordinario è la grande maestria con cui è stata pensata la macrostruttura, studiata in modo da incastrare i percorsi di tutte le pedine come tasselli di uno stesso puzzle. Non ti accorgi neanche che comunque si tratta di finzione e in un istante sei in un altro mondo, del tutto plausibile, dove i personaggi ti sono molto più vicini di quanto possa immaginare. Almeno, per me, è stato un percorso molto intimo. È come se la Rowling conoscesse i miei pensieri più intimi, conoscesse la mia persona e l'avesse distribuita tra i protagonisti di questa storia: in ognuno di loro ho trovato un pezzo di me a cui non ho mai avuto il coraggio di dar voce. Inquietante ma rassicurante.
Non so neanche da dove cominciare, tante sono le cose che potrei dire e i modi per elogiare la Rowling. Potrei iniziare dicendo che questo libro è tutto fuorché quello che mi aspettavo - grazie al cielo. Dicono che parli di politica e povertà, ma c'è molto di più. Una delle cose più affascinanti è l'assurda facilità con cui si divorano queste 500-e-passa pagine, scritte con una fluidità che si ritrova solo nei libri di Harry Potter, per l'appunto. Non mi era mai capitato - almeno negli ultimi anni - di leggere più di 170 pagine in un giorno solo e comunque finire un libro così in una decina di giorni. Non solo: ne leggerei altre 500 pagine; potrei vivere di una nuova saga sulla contesa fra Yarvil e Pagford, sulle vicende dei Fields e dei ragazzi della Winterdown. Tutto merito degli ambienti e dei personaggi che vengono costruendosi man mano che la narrazione procede, ma in un modo che ne sei catturato e non puoi fare a meno di sapere dove andrà a finire questo o quel personaggio. La Rowling ha il potere di leggere il mondo contemporaneo in ogni sua sfumatura e saperlo riportare fedelmente senza filtri (non è stato neanche tanto facile leggere certe cose scritte dalla stessa penna che raccontava di unicorni e burrobirra): la perfidia tanto dei giovani quanto degli adulti, i segreti e le paure, il desiderio di farsi amare o il desiderio di morire. Sembra quasi di essere proiettati nella versione moderna di uno dei romanzi di Agatha Christie, Morte nel villaggio per esempio, dove il ruolo della canonica - e più precisamente del vicario - viene sostituito da quello del Consiglio municipale e dei suoi membri. I falsi sorrisi tirati, i leccapiedi, le trame segrete e gli odi nascosti, vendette e sabotaggi (no, non è un ripasso degli episodi di Revenge); il potere del pettegolezzo, strumento, in una cittadina sperduta come Pagford, che ridefinisce i ruoli sociali dei suoi abitanti e ne plasma i rapporti.
Nel libro si spazia tra le situazioni più disparate: abuso di minori, stupro, droga, disturbi ossessivo-compulsivi, automutilazione, tradimento... ce n'è davvero di ogni, senza neanche cadere in artificiosità surreali, ma solo cruda realtà. Non mi era mai successo di leggere una scena che mi mettesse realmente a disagio: ci sono state parti che ho letto a fatica perché ero troppo coinvolto emotivamente. Altre invece mi hanno fatto ridere a voce alta, o assumere espressioni che sarebbe indegno riproporre. Ho tifato per il mio personaggio preferito fino all'ultima pagina. Ma la cosa più strabiliante è come ogni personaggio sia inquadrato da più angolature e non sia semplicemente una figura bidimensionale catalogata come "buono" o "cattivo". Non esistono buoni o cattivi in questo libro, esistono persone reali, con più volti e le cui scelte sono determinate dalla storia che sta dietro ognuno di essi. Non si condanna nessuno. Così, a un certo punto, potresti trovarti a provare compassione per uno che hai odiato dalla prima pagina.
Quello che poi rende questo un libro straordinario è la grande maestria con cui è stata pensata la macrostruttura, studiata in modo da incastrare i percorsi di tutte le pedine come tasselli di uno stesso puzzle. Non ti accorgi neanche che comunque si tratta di finzione e in un istante sei in un altro mondo, del tutto plausibile, dove i personaggi ti sono molto più vicini di quanto possa immaginare. Almeno, per me, è stato un percorso molto intimo. È come se la Rowling conoscesse i miei pensieri più intimi, conoscesse la mia persona e l'avesse distribuita tra i protagonisti di questa storia: in ognuno di loro ho trovato un pezzo di me a cui non ho mai avuto il coraggio di dar voce. Inquietante ma rassicurante.

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