L'Inghilterra mi ha preso quasi tutto. Le mie forze, la mia voglia, il mio sorriso; mi ha quasi portato via quell'unica persona che dà un senso alla mia vita. Mi ha cambiato, in peggio, mi ha reso più irascibile, debole, vulnerabile, stanco, insopportabile. Fredda, arida, gelida, non mi ha mai dato niente, ho dovuto dare tutto io. Ho fatto il possibile, ma non ha funzionato. Non ce n'è stata una che mi sia andata bene: la casa, i coinquilini, gli amici, il tempo. Difficile da raggiungere, il viaggio di sole 12 ore verso Coventry non mi ha mai concesso tregua, fino all'ultimo. Appena atterrato mi sono distrutto il mio giubbotto preferito e uno dei ricordi che ho portato via si è rotto. Ha piovuto quando ero fuori e fatto caldo quando ero a casa.
Sono veramente sfinito. L'Inghilterra è un posto ostile, in cui ho capito a mie spese di non voler vivere mai più, se non per necessità. Non mi piace la gente, il paesaggio, la cucina, il tempo, il modo di vivere. Non c'è veramente motivo per cui l'Inghilterra debba essere un sogno di tanti, ma lo si può capire solo vivendoci. Il fantasma di una domanda mi ossessiona: ne è valsa la pena? Lo rifarei? Forse sì, forse no. Sicuramente è stato uno sbaglio partire quando e come sono partito io, ma nessuno, me incluso, ha avuto il coraggio di consigliarmi altrimenti.
Il mio Erasmus aveva un senso diverso, non certo quello di ubriacarmi ogni giorno, fare amicizia e viaggiare in lungo e largo. Sono almeno soddisfatto di essere stato coerente con me stesso, col mio rigore, con le motivazioni che mi hanno spinto a fare questa scelta. Sul piano accademico è stato un anno riuscito, almeno dal punto di vista degli esami. Questo è quello che conta per adesso, e l'unico aspetto su cui dovrei forse concentrarmi.
Basta, andiamo avanti, voltiamo pagina. Lo ricorderò come un momento di crescita personale che mi ha dato fiducia in me stesso, che mi ha dimostrato che, nonostante sia imbranato, posso cavarmela. Mi è servito da vaccino contro tutte le cose che mi sono successe. E ci sarà chi mi darà dell'ingrato, dello stupido, ma io non ragionerò di lor, ma guarderò e passerò.
