mercoledì 26 settembre 2012

De urbe, de civibus et de autobus



Essere pendolari è un modo di vedere le cose, di percepire le dinamiche della realtà, di entrare nel panta rhei. Così come il mio esistere e usare i mezzi di trasporto cambia i ritmi della città, i ritmi della città e i mezzi di trasporto cambiano me, mi danno una prospettiva in più, una finestra sul mondo che non si apre da nessun'altra parte.
Una delle mie ossessioni è quella che mi dà fastidio, quando sono in pubblico, che gli altri sentano quello che sto ascoltando con le cuffie/dicendo al telefono, dunque quando sono in pullman non ascolto mai la musica e non rispondo alle chiamate (chi mi conosce lo sa). Per cui cosa si fa in pullman senza musica e con un viaggio medio di 30-40 minuti davanti? Si osserva. O per lo meno, io osservo. Guardo la gente, dentro e fuori del mezzo, ascolto voci, scruto gesti e movimenti, carpisco storie, catalogo comportamenti. Viaggiare per sette anni coi pullman è come quei video nei documentari che mostrano a velocità raddoppiata l'arco di una giornata in una riserva naturale. Vedi la città che si trasforma, che cambia sotto i tuoi occhi, un mattone alla volta. Dove c'era un campo ora c'è un palazzo. Dove c'era un senso unico c'è un senso vietato, dove c'erano le sbarre del passaggio a livello ora c'è un semaforo. Dove c'erano i cartelli con le fermate ora ci sono le paline elettroniche. Alcune cose invece rimangono le stesse. La scuola che si riempie di studenti, il cartello pasticciato, il prato abbandonato, la salita pericolosa, il market di frutti esotici. Piccoli punti fissi che rendono riconoscibile il nostro palcoscenico.

sabato 8 settembre 2012

Buon primo compleanno blog!

Preparo questo post da due settimane e sono riuscito a tirar fuori solo le due righe tirate che seguono, a pochi minuti dalla fine di questo giorno speciale. Non sto bene e la mia scrittura ne risente, chiedo perdono in anticipo per la sintassi e il lessico tremendi. Ma tornerò come prima, promesso.

Non voglio e non ho voglia di soffermarmi a parlare di quanto sia stato intenso quest'anno, di come l'abbia trascorso, di quanto sia cresciuto e blablabla, discorsi che non interessano a nessuno, me compreso. Discorsi retorici, insensati e inutili che non potrebbero mai descrivere abbastanza fedelmente questi 365 giorni che ho vissuto. E non sono il tipo che normalmente festeggia gli anniversari delle "cose"; non conto i secondi, i minuti, le ore e i giorni trascorsi dall'acquisto del mio mac, del cellulare, o di qualsiasi altra cosa.

Però questo blog è una delle poche cose buone che io abbia fatto: mi ha aiutato a cambiare, ad attraversare una fase complicata della mia vita, a esorcizzare il dolore. Mi ha tenuto compagnia. È anche la prima volta che riesco a rispettare regolarmente, nel tempo, un impegno preso. Questo compleanno, per me, merita di essere celebrato.

Ho ancora tanto da dire e soprattutto tante bozze da pubblicare, per cui non posso far altro che rinnovare la promessa e ringraziare tutti quelli che in questo anno tormentato si sono sorbiti le mie lagne e hanno fatto sentire la loro presenza, dai commenti anonimi ai messaggi su Twitter. Anche due parole soltanto mi fanno sempre stare meglio.
Grazie.

Un anno.
Il primo di molti (si spera).