sabato 10 settembre 2011

Il silenzio

Io non la capisco la gente che ha paura del silenzio.
Quelle persone che ad ogni costo devono parlare per non dover sopportare la "pesantezza" della quiete. Invece, nei momenti opportuni, il silenzio è una benedizione. Non c'è niente di meglio che ascoltare quella voce che sta dentro di noi piuttosto che fuori, uscire per qualche momento da questo mondo confusionario e frenetico e perdersi fissando il vuoto... riflettere, magari anche su quello che si è appena detto.
Il silenzio - quando si è in compagnia - non deve essere per forza motivo di imbarazzo, è l'effetto del pensare collettivo, ed è meraviglioso immaginarsi una grande nuvola di pensieri che si aggroviglia sopra i cervelli.
Non che il silenzio sia del tutto silente, eh.
Vi capita mai di trovarvi in una stanza completamente vuota e, riflettendo sulla totale assenza di rumore, di trovarla invece assordante? A me spesso, soprattutto la notte per via della città che si spegne, delle macchine che non passano, dei cani che non abbaiano. E' un'occasione per far esplodere tutte quelle voci che ci ossessionano, tutte quelle grida, senza dover necessariamente usare le corde vocali.
Mi piace il silenzio perché mi piace pensare. Forse chi parla molto senza prendere fiato ha molto da dire e poco da riflettere. Per pensare - seriamente, dico - ci vuole un attimo di estraniamento, non lo si può fare mentre si parla... per cui io non dico di uscire tutti insieme e rimanere muti per quattro ore, ma una pausa ogni tanto ci sta. La voce di chi interrompe forzatamente quei momenti per me fondamentali mi suona come le unghie sulla lavagna: sgradevole e contronatura.
Io vivo nel silenzio, è sempre stato la "non colonna sonora" della mia vita; è qualcosa che se non impari a comprendere ti schiaccia, ti opprime, ti cade addosso come un'incudine degna dei migliori episodi di Wile Coyote e Beep Beep.
Il silenzio può fare anche male. I pranzi e le cene di ogni giorno, di ogni settimana, di ogni mese, vissuti nell'oblio più assurdo, rotto solo dal rumore delle forchette e dei coltelli, ti distruggono dentro e ti fanno sentire come l'aria compressa in una siringa. Voglia di scivolare via, di scappare. E poi mia madre che tenta di intavolare una banale discussione sul tempo rievoca di nuovo quel rumore graffiante e fa riemergere d'un colpo sensazioni sgradevoli; ma il silenzio che ritorna dopo qualche parola farfugliata fa ancora più male di prima.

Canzone del giorno: The sounds of silence - Simon & Garfunkel

1 commento:

  1. Per me non è così automatico trovarmi a mio agio nel silenzio. Non con tutti almeno: è una questione di intesa, serve la giusta alchimia. Chiusura tanto amara quanto vera.

    Rilancio con Enjoy the Silence dei Depeche Mode.

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